giovedì, maggio 17, 2018

17 MAGGIO 2018 IL GIORNO DEL CAPITANO: GIANLUIGI BUFFON DICE GRAZIE JUVENTUS, E' RINGRAZIA E SALUTA IL SUO POPOLO

CONFERENZA STAMPA BUFFON, CON IL PRESIDENTE ANDREA AGNELLI.

Introduceil Presidente Andrea Agnelli: 
"Buongiorno a tutti. Buongiorno anche al vicepresidente Nedved, al direttore Paratici e a Giorgio Chiellini, che sono qui con noi oggi. Trovare le parole è stato sicuramente molto difficile, quindi preferisco iniziare da qualche numero, che sono numeri davvero incredibili. In Serie A, Gigi ha giocato 639 volte e 284 volte, cioè, il 44% sono state 'clean sheets, vuol dire che con Gigi in porta, in una partita su due non si subisce gol. Giustamente ha il record di imbattibilità,. 974 minuti e per 80 volte è stato Capitano della Nazionale su 176 presenze, anche questo è un record. Ha vinto 11 campionati in Serie A, un campionato di Serie B, 5 Coppe Italia, 6 Supercoppe Italiane, una Coppa Uefa, un Campionato Europeo Under 21 e soprattutto è un Campione del Mondo con una Coppa del Mondo. Questo vuol dire 26 trofei in 22 anni di carriera, vuol dire che con Gigi ogni anno almeno un trofeo si porta a casa. E' una persona altruista, è carismatico, è ambizioso, è timido, è leale, è trasparente, è sincero, è onesto, è un amico, è il Capitano. E' stato in Paradiso, è sceso all'Inferno ed è tornato in Paradiso. Questo insieme a Nedved, Trezeguet, Del Piero, Chiellini e Camo, a cui noi, gente della Juve, saremo eternamente grati. Il 2017-18 è stato un anno lungo e logorante, Gigi credo se lo aspettasse sicuramente diverso e nella sua testa, nella nostra, c'era sicuramente quello di andare in Russia per giocare il sesto Mondiale e diventare l'unico giocatore ad aver disputato sei Mondiali, invece il 2017/18 ci ha riservato prima Italia-Svezia, poi un  infortunio che lo ha tenuto lontano dal campo per parecchio tempo, ha visto così sfumare il record di presenze in Serie A, si è visto concedere un rigore contro al 93' a Madrid, che ha visto sfumare la possibilità di vincere la Champions League e qui allo stadio si è visto segnare un gol 90' da Koulibaly che faceva o poteva far presagire di perdere lo Scudetto. Ma poi, come tutti sappiamo, Gigi è stato in porta all'Olimpico per la quarta Coppa Italia consecutiva, e quattro giorno, sempre all'Olimpico, ha portato a casa il settimo Scudetto consecutivo. E questi sono numeri pazzeschi dal mio punto di vista. Quest'anno Gigi, esclusi i familiari, è stata la persona che ha frequentato casa mia più assiduamente, ci siamo confrontati e tutte le decisioni sono sempre state condivise. Gli eventi di quest'anno che ho appena raccontato, non  possono e non devono far cambiare quella che è una programmazione di lungo periodo per la Juventus. Quindi, quello che noi sappiamo oggi è che Tek, Szczesny, difenderà la porta della Juventus l'anno prossimo, il cui ultimo guardiano è stato appunto il Capitano. Ma una porta che prima di Gigi ha visto, è stata difesa, da gente come Zoff, da gente come Sentimenti IV, come Peruzzi, come Tacconi. Gigi ha al momento proposte, sia per ruoli fuori dal campo, come si chiamano nel gergo, nel nostro mondo, e anche proposte per continuare a giocare. Gigi sa che ha il mio pieno supporto qualsiasi sarà la decisione che prenderà. Oggi io ci tengo a dirgli soprattutto una cosa: grazie, veramente grazie di cuore per questi 17 anni straordinari e ti prego goditi lo Stadium sabato, così come lo Stadium si godrà te, fino alla fine. Grazie Gigi. Buffon commosso,

Parla Buffon:
"Bene, dopo questa introduzione, volevo sicuramente ringraziare il Presidente, che a parte il ruolo istituzionale che ricorpre in Juventus, per me è realmente un qualcosa di più, perchè in questi anni abbiamo sviluppato veramente un rapporto unico diu vicinanza, di condivisione e posso anche dire di amicizia, magari allargandomi. Però è così, i fattori che hanno fatto sì che tutto ciò accadesse, penso siano quella dell'onestà, della lealtà e della lotta feroce all'ipocrisia. E questo secondo me è un comune denominatore che ci ha unito in tutto. Il fatto che lui sia presente insieme all'alta dirigenza della Juve, al mio procuratore, a Luca Casassa e a Giorgione Chiellini, che prenderà giustamente e meritatamente i gradi di Capitano, per me è un grande onore, un grande piacere. Mi fa piacere veramente che siate venuti anche voi, perchè alla fine non dico che siate un male necessario, ma siete necessari anche voi, perchè avete un ruolo importante anche per veicolare determinati messaggi e al netto delle polemiche, delle incomprensioni, io devo dire grazie anche a voi, e lo dico non perchè è un fatto dovuto, ma perchè è un fatto sentito. Detto questo, volevo fare un sunto di questa che è una giornata sicuramente particolare per me, è una giornata ricca chiaramente di emozioni, ma ci arrivo con tanta serenità e anche con tanta felicità e appagamento. Questi sentimenti sono figli secondo me di un percorso straordinario e bellissimo, che ho avuto la fortuna di poter condividere con tante persone che mi hanno voluto veramente bene. E questo bene l'ho percepito giorno dopo giorno e per questo bene ho lottato e ho cercato di fare del mio meglio. Detto questo, cosa posso aggiungere: che sabato sarà la mia ultima partita con la Juventus e credo sia il modo migliore per finire questa grandissima avventura, finirla con altre due vittorie veramente importanti e finirla con la vicinanza e l'accompagnamento di Andrea, tutti quanti e il popolo juventino. La mia paura era di arrivare alla fine della mia avventura con la Juve, da sopportato o da giocatore che aveva fuso il motore. Posso dire che non è così e sono veramente orgoglioso, fino a 40 anni, fino a sabato, di aver potuto penso esprimere non dico il mio meglio, però di aver espresso sempre in campo delle prestazioni all'altezza del mio nome e all'altezza del nome della Juventus. Per me questa è la più grande gratificazione, ed è per questo che arrivo a questo saluto veramente sereno e veramente felice perchè non è scontato per uno sportivo essere così longevo e allo stesso tempo performante. Voglio concludere ringraziando veramente la Juventus e la Famiglia Juventus, perchè io credo che la Juve abbia preso all'epoca nel 2001 un talento straordinario - probabilmente sono di parte - però devo anche dire che se questo talento si è tramutato in campione è perchè la Juve ha fatto sì  che ciò accadesse, perchè mi ha fatto fare un ulteriore step in convinzione, in mentalità in consacrazione. E ho la totale convinzione che se a 40 anni sono ancora qua e sto in campo in questo modo è solo merito della Juve, della sua mentalità e dell'approccio che è totalmente diverso da tutte le altre parti del mondo. E io questa filosofia l'ho fatta mia e sono sicuro che la userò e la adopererò in futuro anche nel dopo calcio, se dovesse servire, perchè è l'unico modo che conosco per arrivare a dei risultati ed arrivarci con la felicità di aver sofferto, aver speso, essersi dannati, aver gettato veramente il cuore oltre l'ostacolo. E questo al di là dei soldi, della notorietà, delle coppe, è stato il più bell'insegnamento che mi ha dato la Juventus e la ringrazierò di tutto, per sempre (Gigi abbraccia Agnelli e partono le domande dei giornalisti, ndr)".

*Cosa farà Buffon? Che progetti hai per il futuro?
BUFFON: "Guarda, cosa farò... sabato giocherò una partita e questa è l'unica cosa certa che so di fare. Con Andrea, essendoci un dialogo continuo, è a conoscenza di tutto quello che sta accadendo intorno a me, anzi, è un consigliere del quale non voglio privarmi assolutissimamente. Fino a 15 giorni fa, era acclaratamente risaputo e certo che avrei smesso di giocare, adesso penso che sono arrivate delle proposte e delle sfide stimolanti, sia in campo che fuori dal campo. E la più importante, quella fuori dal campo, me l'ha fatta pervenire proprio il qui presente Andrea. E credo che dopo questi tre giorni, che saranno da qui, a sabato, a domenica, pregni e densi di emozioni, credo che la prossima settimana, dopo due-tre giorni di riflessioni, in modo sereno, prenderò la decisione definitiva e la decisione certa, che alla fine sarà quella di seguire un po' ciò che urla la mia indole e la mia natura".

*A parte il gol di Koulibaly e il rigore di cui ha appena parlato il Presidente, c'è stato un momento quest'anno in cui hai detto: non ce la facciamo. Lo Scudetto, la Coppa Italia, quest'anno qualcosa va storto...
BUFFON: "Beh, sai, quest'anno è stata un'annata veramente snervante, è stata un'annata stancante dal punto di vista emotivo, anche perchè è cominciata troppo presto, perchè di solito le emozioni più forti le stagioni le riservano da marzo in poi. Quest'anno io, insieme a Giorgio e a tanti altri ragazzi ci siamo fatti carico di un peso enorme, quello del fallimento del Mondiale. E poi è stata sicuramente una stagione con dei bassi clamorosi e inaspettati e dei picchi incredibili. E tutto questo ha fatto sì che anche la razionalità talvolta venisse meno. Ed è innegabile il fatto che qualche perplessità, per quanto riguarda lo Scudetto, dopo Juve-Napoli c'era. Perchè dovevamo capire se eravamo ancora noi, se fossimo riusciti ancora a ricompattarci, a riprenderci, a dare le ultime botte, oppure, se magari questa sensazione di esserci dissolti e disuniti si sarebbe protratta anche nel finale di stagione. Invece penso che per l'ennesima volta abbiamo dato una risposta incredibile".

*Ho visto due parate a Roma in Juve-Milan che hanno messo in evidenza un fatto, una discrasia, tra l'età anagrafica e quella fisica. Mi sto domandando se con un anno in più avrebbe superato qualche altro record, perchè è evidente che  il portiere Buffon, ancora come integrità fisica, come capacità di reazione, è ancora fisicamente integro nonostante l'età. Pensa di lasciare la Juventus più forte di sempre?
BUFFON: "Un altro anno ancora, ho detto che la prossima settimana sarà la settimana delle decisioni definitive. Decisioni che non cambieranno il mio umore, il mio stato, perchè io nella mia testa, come avevo detto al mio Pres, come ho detto prima, fino a 15 giorni fa, ero un ex giocatore e quindi lo aveva accettato con la massima serenità. Quindi qualsiasi cosa dovesse capitare continuerò ad essere felice e sereno, perchè per me l'importante era non intaccare, macchiare, questa mia vita, questa mezza vita, visto che ho 40 anni, con Juventus, e deludere le aspettative loro e delle persone che hanno creduto concretamente con i fatti in me. Per quel che concerne il discorso se potevo continuare o no, avendo fatto mio il modus operandi e ragionandi della Juve, e avendo condiviso insieme, per tutto l'anno, le nostre impressioni, io sono fermamente convinto che la Juve, essendo una società seria, debba programmare il futuro,  e io che sono stato giocatore per quasi 20 anni e giocatore per 7-8, sono il primo che lo capisce, sono il primo che ho pensato che fosse giusto continuare così, anche perchè per me, come ho detto prima, l'importante era finire nel miglior modo possibile, e questo era l'unica cosa che mi interessava. Poi non scordiamoci che la juve ha un portiere di un valore eccelso perlomeno quanto il mio, e ha 13 anni in meno di me. La Juve più grande di sempre non lo posso dire perchè probabilmente mancherei di rispetto non dico a quelle che ha vinto più di noi, però qualcosa di più importante di quello che abbiamo vinto noi. Probabilmente che sia la Juve più solida, più testarda, più continua, probabilmente sì, perchè lo dicono i risultati e tutti questi anni di successi ininterrotti".

*Tra le proposte è da escludere categoricamente l'Italia o ci può essere l'opzione romantica? Sappiamo del tuo tifo per Genoa...
BUFFON: "No, guarda, per l'Italia non se ne parla, ci poteva essere, ma sono cose romanzate, sogni di bimbo, un ritorno al Parma, ma niente di più".

*Ci sono stati anche dei momenti duri nella tua carriera. Quanto sei orgoglioso di quello che hai fatto dal 2010 in poi? Quando con quella operazione alla schiena in molti pensavano che Buffon fosse finito. Si diceva andrà via dalla Juventus- E' stato quello il momento più duro?
BUFFON: "No, quella è stata la svolta, la svolta mia, nel senso che in un momento nel quale tutti, giustamente - non è che fossero illazioni - pensavano che Buffon avesse finito la sua grande carriera, ho deciso dentro di me, ho trovato dentro di me, ho trovato anche grazie a loro, la forza per dire io voglio che questa grande carriera diventi unica. Però per farlo, c'è da darci sotto, da darsi da fare, da voler ancora soffrire, sudare, lavorare, anche se ho 32 anni, anche se ho vinto un Mondiale e ho già fatto tante cose. E questo tipo di sfida e questo tipo di obiettivo hanno fatto sì che adesso, a distanza di 8 anni, siamo qua con tanti trofei in più vinti, anche grazie ai miei compagni e con tanta soddisfazione in più rispetto a 8 anni fa. E all'epoca era impensabile anche per me, però sono una persona che si nutre di ambizioni e di sogni. E per me la vita, l'essenza della vita, è quella, trovare una sfida, che poi non importa se la vinci o la perdi, è la bellezza di battersi per questa sfida, è lì che sta l'essenza dello sportivo e della vita stessa".

*Qual è il sentimento prevalente? Totti l'anno scorso si è aperto, ha parlato anche di un sentimento di paura, volevo sapere  se c'è questo sottofondo.
BUFFON: "Il sentimento è una grande gratificazione, cioè l'essere gratificato per sentire questa vicinanza da parte della società, dei miei ex compagni e delle persone vicine a me. Poi per il futuro devo dire la verità, è un'incoscienza, forse sono un'incosciente, ma non ho paura, non ho paura, se non quella giusta, una cosa moderata, come penso possa capitare a tutti nel momento in cui  si prospetta un cambio di vita e di abitudini. Ma come ho detto prima, vivo per queste cose, vivo per levarmi anche da delle zone di comfort e andarmi anche a misurare in avventure più complicate che non conosco. Questo secondo me è un modo per formarsi anche maggiormente e pesarsi. E le sfide non mi hanno mai fatto paura e mi hanno sempre stimolato".

*Una domanda al Presidente. Prima Gigi ha detto che l'offerta più interessante l'ha ricevuta da te. Volevo sapere se puoi darci qualche particolare in più.
AGNELLI: "Abbiamo ragionato su quello che può e deve essere un percorso lontano dal campo di gioco come giocatore, qualunque sia il ruolo che uno deve andare ad assumere, passa attraverso una seria formazione, questo vale per le persone che vengono dall'Università ed entrano nella nostra società, così come vale per gente che lascia il campo e viene in società. Quindi l'inizio è stato quello di prospettare un anno di seria formazione per avere competenza e consapevolezza del significato di gestione di un club a 360°. Da lì, fatto questo passaggio, si può capire qual è la direzione più giusta, nel caso specifico per Gigi, ma questo vale per i dipendenti di una qualsiasi società".

*E Gigi quale mestiere immagina per se stesso? L'ipotesi di continuare con il calcio varrebbe anche per la Nazionale? O tra 10-15 giorni darai l'addio anche a quella?
BUFFON: "Per quel che riguarda il fuori campo, penso che innanzitutto un periodo di formazione e di presa di coscienza di quel che vuol dire stare all'esterno del prato verde e quindi stare in società, significa anche vagliare e capire quelli che possono essere gli interessi predominanti. Quindi il tipo di indirizzo specifico da prendere. Per quel che riguarda la Nazionale, io ho detto che se Buffon era diventato un problema 3 mesi fa, non oso pensare cosa possa esserlo tre mesi dopo, quindi poi ipoteticamente sei mesi dopo, un anno dopo, diventerebbe un qualcosa di estremamente complicato da gestire, un qualcosa dal quale voglio tenermi lontano, perchè non penso di meritarlo. E poi penso che la nazionale abbia già dei grandi e giovani portieri che hanno bisogno di fare le loro esperienze".

*Credo che abbiamo capito la ragione per cui tu lasci la Juventus, l'aveva spiegato il Presidente, avevate stabilito una linea e non si transige. Ma cosa ti devono offrire per continuare a giocare? il club che ti contatterà e ti ha contattato, cosa ti deve offrire? La possibilità di vincere quella cosa che non sei riuscito a vincere? O fare un'esperienza diversa?
BUFFON: "No, assolutissimamente, si va in base a percezioni, a ciò che ti trasmette l'importanza che puoi avere in un certo progetto, gli stimoli che potresti avere e quindi anche il mio stato di forma fisico. Sono tante riflessioni che io devo fare, senza lasciarmi condizionare dall'impeto e dall'esaltazione del momento. Sicuramente non sono uno, come dicevo tanto tempo fa, che vuole o che sia giusto, andare a finire la carriera in chissà quale campionato di terza e quarta fascia, perchè sono un animale da competizione e sinceramente in quel contesto non potrei vivere e non mi sentirei a mio agio".

*Qual è l'orgoglio di un ragazzo che nel momento in cui cambia vita, si sente abbinato alla Fifa, alla Figc, alla Juventus... quindi significa aver costruito delle cose oltre i pali. Cosa ti dà questo stato d'animo?
BUFFON: "E' un qualcosa che sicuramente mi inorgoglisce, ma per il tipo di carattere che ho non voglio mai delle delusioni a chi ha fiducia in me, quindi il giorno in cui avrò la certezza di intraprendere un altro ruolo lo vorrò fare con la pienezza di quelle che devono essere le conoscenze del caso e svolgerlo nel migliore dei modi perchè sento molto forte in me il senso del dovere e della responsabilità, soprattutto la responsabilità di tradire gli altri e la fiducia degli altri".

*Che stato d''animo hai aspettando la decisione della UEFA su quanto successo a Madrid?
BUFFON: "Per quella che potrebbe essere una squalifica per il dopo Madrid penso sia anche giusto. In campo io credo che l'arbitro abbia decretato un'espulsione che a oggi non ho ancora compreso e con l'onestà intellettuale del caso credo che anche voi più che focalizzarvi sulle mie dichiarazioni dovreste porre un interrogativo su un'azione che non trova un riscontro coerente. Per quello che ho esternato fuori dal campo, l'ho detto qualche giorno dopo, è evidente che abbia trasceso e di quello ne sono estremamente dispiaciuto perché in 23 anni di Champions League non sono mai stato né espulso né squalificato, per cui penso anche di aver avuto sempre una condotta educata e sportiva con tutti. Era sicuramente una situazione particolare e a distanza di giorni ho detto che il Buffon di quella sera con i sentimenti e l'animo dilaniato di quella sera, non poteva che dire quelle cose. Passati due giorni, come ho detto anche ai vostri colleghi delle Iene, è chiaro che mi è dispiaciuto aver offeso l'arbitro. Perché l'arbitro fa un lavoro difficile, ma se l'avessi visto dopo due giorni l'averi abbracciato chiedendogli scusa, ma conservando il mio pensiero. Ma niente di più, non porto rancore e sono molto sereno in una situazione normale".

*Se giocherai all'estero la prossima stagione, il futuro da dirigente alla Juve resta un pensiero?
BUFFON: "Che la Juve per me rappresenti famiglia penso sia sotto gli occhi di tutti. Che io possa essere onorato di essere percepito come uno della famiglia in questi anni e in queste ultime ore credo che Andrea me lo abbia fatto sentire con tanta forza. La Juventus è una società che programma il futuro e il suo futuro è come il presente e come il passato: vincente. Se un giorno dovrò essere considerato un elemento sul quale fare affidamento perché posso spendermi e posso dare qualcosa alla causa è chiaro che per me la Juve ha la precedenza su tutto. Però non deve essere un'imposizione o qualcosa che devo sentire di diritto perché la Juve con me è pari. Mi ha dato talmente tanto che un qualcosa in più sarebbe un ulteriore gesto di generosità nei miei confronti".

*Hai mai pensato a un futuro totalmente lontano dal calcio?
BUFFON: "Sì, rianalizzando la stagione mi sono dimenticato un dettaglio da non sottovalutare. È stata un'annata faticosa ed emotivamente febbraio e marzo per me sono stati molto complicati. L'elaborazione del lutto di smettere di giocare ti appesantisce e ti tocca dentro, però poi da aprile sono tornato ad essere leggero, fiducioso e felice come lo sono stato nei giorni migliori. E tutto questo, come dicevo prima, grazie all'appoggio di tutte le componenti. E in quel periodo, in questo periodo, ho pensato anche col presidente che se dovessi smettere di giocare probabilmente anche sei mesi sabbatici non mi farebbero male anche per far decantare il tutto e poter ripristinare una situazione sentimentale normale che in questo momento è presa un po' d'assalto da quello che sta accadendo".

*Hai spesso detto che ti mancava un'esperienza in Premier. Questo fattore può spingerti in quella direzione?
BUFFON: "Giusto che il vostro mestiere vi porti a queste domande. Ho ricevuto qualche proposta molto interessante, in campo e fuori campo. La prossima settimana, a bocce ferme e in una situazione emotiva tranquilla deciderò il meglio per me. Ora fare totosquadre o totocampionati non ha senso. La cosa importante è che se decidessi di continuare è perché avrei ancora l'ambizione di lottare per grandi traguardi, perché come ho detto prima è l'unico modo che ho di concepire lo sport che forse è anche un limite".

*Qual è l'eredità più grande che pensi di aver lasciato a Szczesny?
BUFFON: "Lui secondo me è un ragazzo estremamente intelligente. Fin dal primo giorno, a parte l'aspetto tecnico di campo, era anche incuriosito da come si sta in uno spogliatoio come quello della Juve. A parte me ha avuto tanti esempi da cui attingere e capire cosa voglia dire stare alla Juve. E parlo di Chiellini, Barzagli, Marchisio, Khedira, Lichtsteiner. tutti quelli che in questi anni hanno fatto tanto per la Juve, sempre grazie alla Juve".

*Cosa ti aspetti da sabato? Come vuoi viverla?
BUFFON: "Voglio viverla normalmente come sono abituato a fare io per i grandi eventi. Non chiedo niente se non quello che già mi è stato dato: rispetto, stima, affetto, il sentire che sono stato sempre percepito come uno della Juve e uno da Juve. Per me questa è la più grande vittoria, poi per le celebrazioni non sono un soggetto adatto. Già da bimbo mi scocciava fare il compleanno per non essere al centro dell'attenzione, figurati sabato quando sarà un po' più al centro. Quello è un qualcosa di più, ma come dico sempre alle persone va fatto sentire il rispetto, l'affetto e la stima quando sono in vinta, non quando sono morte. tutto quello che c'è stato fino a sabato sarà quello che mi porterò dietro anche con grande gelosia. Di altre manifestazioni non ho bisogno, perché no ho già avute tante".

*Hai mai pensato a un futuro da vice?
BUFFON: "Con Andrea abbiamo parlato di tutto, però come dicevo prima un giocatore come me che si è sempre professato juventino e ha sempre sottoscritto con forza il modo di pensare e programmare della Juve, secondo me è cosa buona e intelligente, visto che sono stato anche capitano di questa squadra, capire quando è il momento. Anche perché la Juve ha un portiere che vale me e ha 13 anni in meno di me. La mia presenza lo porterebbe a ricevere paragoni inutili  che metterebbero in disagio anche me. E io per la Juve non posso vivere situazioni di disagio. È talmente normale e la fine è stata così bella e condivisa che più di così cosa posso volere? Mi sento una persona fortunata e sono onorato di essere stato accompagnato da compagni, amici, superiori e colleghi".

*Pensando a sabato ci sono similitudini con il ritiro di 7 anni fa di Del Piero. Quello sembrava l'inizio di un ciclo, sabato si chiude un ciclo?
BUFFON: "Sarebbe grave. Se pensassi una cosa simile significherebbe che non avrei capito nulla della Juve e avrei speso male questi anni. La Juve prima di me ha avuto tantissimi grandi portiere. Se io avessi solo la minima presunzione che la Juve senza di me finirebbe un ciclo sarei da rinchiudere. L'unica certezza che ha un tifoso della Juve è la famiglia. Una famiglia che è 95 anni che guida questa squadra con tali risultati ha una forza data dai risultati pazzesca. Io sono stato una  parte importante, ma piccola di questa storia. La Juve programma con anticipo, sapeva che sarebbe arrivato il mio addio e non si fa trovare impreparata e continuerà a vincere come quando c'ero io e magari anche di più perché quei traguardi importanti arriveranno ne sono certo".

*Cosa ti senti di dire a Chiellini?
BUFFON: "A Giorgio non posso dare consigli. Con lui abbiamo vissuto in simbiosi per 13 anni nello spogliatoio e in campo. Sappiamo perfettamente, abbiamo sviluppato con esperienza la modalità con cui si arriva ai risultati. E Giorgio incarna alla perfezione quello che deve essere il capitano della Juventus. Posso solo fargli un in bocca al lupo speciale e sincero, perché tra i traguardi che ho raggiunto c'è anche quello dell'imbattibilità. Se pensassi che la Juve senza di me non vince, sarei da rinchiudere, così come se pensassi che quel record sia solo merito mio. Di quel record io valgo un ventesimo e devo ringraziare Giorgio e tutti. Grazie di cuore Giorgio, sono sicuro che non mi farà rimpiangere".

*Il 4 giugno sarai in campo con la maglia azzurra per Italia-Olanda?
BUFFON: "No, non ci sarò. Come ho detto poc'anzi la Nazionale è un'altra parentesi che ha caratterizzato il mio percorso e la mia vita calcistica e le persone che hanno composto la dirigenza e la squadra il meglio di loro me l'hanno dato mentre combattevamo per i risultati. non ho bisogno di altri attestati di stima, affetto e celebrazioni varie. Le persone, come ho detto prima, vanno celebrate, come ho detto prima, da vive e non da morte, se si ritiene lo meritino".

*Hai sentito Casillas, che ha vissuto un'esperienza simile?
BUFFON: "No, non l'ho sentito, ma secondo me è una situazione un po' diversa secondo me. Qui hai persone che realmente, empaticamente ti sono vicine e pensano che quello che accadrà da sabato sarà più giusto per tutti. Iker con il Real non so come si sia lasciato e non so quali fossero le volontà delle parti".

*Chiude il Presidente
AGNELLI: "In questo calcio globale, le bandiere esistono. Gigi lo è, e passa il testimone a uno come Giorgio che ha 13 anni di Juventus. Il suo lavoro è il 20 per cento del lavoro della nostra famiglia. E ha vinto il 30 per cento dei trofei. Si merita l'applauso di tutti noi. Anche il vostro".
(trascrizione integrale  Edoardo Siddi e Giulia Borletto Tuttojuve.com, a cui va il nostro Grazie).
IL CAPITANO SALUTA IL SUO POPOLO


venerdì, marzo 23, 2018

INFELICI CRONICI: I VALORI FONDATIVI DEL MONDO-inter-E IL FATTORE-GAZZETTA - (il fattore gazzetta?morte civile! - frase in minuscolo nn dell'autore])

“Quasi tutti i sentimenti di sofferenza e dolore hanno la loro radice in un modo errato di guardare la realtà. Quando smetterete di guardare erroneamente, smetterete di soffrire”. (Budda)

Chi s’innamora del calcio durante l’infanzia finisce per amare il calcio per tutta la vita, e questo amore spesso si fonde, e deve trovare il punto di contatto con il proprio modo di essere più profondo. Nelle fasi di crescita di ogni ragazzo o ragazza qualsiasi, e specie durante l’adolescenza, il calcio, come mi capita spesso di ripetere, diviene un vero e proprio universo complesso con cui confrontarsi.

Lì abitano i propri miti e le proprie aspirazioni, lì sono collocate la maggior parte delle aspettative di successo o i timori per i fallimenti, spesso a quel mondo sono legate le scoperte di ciò che ci aspetta nel futuro uomini adulti.

Anche grazie al calcio, insomma, ci formiamo, ci creiamo un’identità.
Guardandolo oggi da uomo maturo, l’universo calcio mi appare, banalmente, come un grande romanzo polifonico totale, e perciò perfettamente ambiguo. È un romanzo unico nel suo genere perché incentrato su un doppio momento rituale, diviso da una cesura netta: l’attimo del campo e del gioco puro, ancora arcaico e grossomodo identico nella sua capacità mitopoietica e nelle sue liturgie sostanziali a com’era nel momento delle sue origini, a fine 800 (nonostante la tecnologia e la diversità degli atleti; e poi un infinito flusso dilatato, pressoché eterno e ormai privo di pause, ovvero la sua narrazione, che coincide con una solenne allegoria spettacolare e inesauribile del caos, in cui si scontrano racconti campanilistici, desiderio d’epopea e interessi privati, sfruttamento della passione collettiva, speculazioni, polimorfismi, azzardi di massa, applicazione o sconfessioni dei principi economici, privilegi, imposture, violenza rappresentata e reale, folklore, illegalità diffusa, do ut des, furberie, grandi sogni e grandi speranze.

Caratteristiche che fanno del calcio un vibrante e immenso Carnevale rabelaisiano al quale chiunque può partecipare, ognuno col suo ruolo.

In questo Carnevale, può anche arrivare il momento in cui una della società più antiche e gloriose del calcio italiano, l’Internazionale Football Club, arrivi a compiere 110 anni di storia, una storia fatta di due cicli pluriennali, negli anni 60 e nel quinquennio compreso tra il 2006 e il 2010, e di alcuni più rari successi sparsi nel mezzo.

Un’occasione del genere dovrebbe essere un grande momento di gioia per festeggiare quei due cicli e quei più rari successi, che fanno dell’Inter una delle società italiane più conosciute nel mondo, e magari, specie in un momento in cui i risultati sul campo non sono congrui ai quei due cicli pluriennali e nemmeno a quelli dei più rari successi, utilizzare l’anniversario per formare i nuovi calciatori e futuri pilastri sulla cultura della vittoria e del lavoro, sulla celebrazione degli uomini e delle professionalità che hanno condotto la società a vincere dei trofei.

Invece, assieme a questo, il mondo Inter decide di perpetuare, ormai da 20 lunghi anni un infinito piagnisteo, e non lo risparmia, in primo luogo al mondo Inter stesso, nemmeno in un’occasione che poteva essere totalmente gioiosa, integralmente gioiosa.

Gli psicologi sanno che esistono persone votate istintivamente all’infelicità, ma francamente la comunità interista esagera
Gli infelici cronici si distinguono per l’autosvalutazione, l’incapacità di accettare le proprie responsabilità, il continuo paragone con gli altri, il rimuginare sul passato, il colpevolizzare gli altri, tutti sintomi ossessivamente mostrati da una comunità intera (con qualche eccezione) in maniera ossessiva e veemente dal 1998 in poi. 

Tempo fa, in modo ironico, scrissi un pezzo intitolato “La mappa simbolica del tifo Italiano” che si può leggere qui integralmente ma che iniziava proprio dal tentativo di tracciare il quadro dell’identità comune su cui si fonda il tifo interista. Speranzoso di essere smentito dai fatti, almeno in vista del ventesimo anniversario del body check Iuliano – Ronaldo, scrissi queste righe che ripropongo, non per autocitarmi (non sarebbe elegante), ma perché a quanto pare il quadro dopo due anni non è cambiato.
L’Inter: la rimozione e l’autoinganno
Il diavolo, e il figlio, scemo ma sempre diavolo!
Negli ultimi quindici anni, il più grande cambiamento sul piano del posizionamento simbolico e dello  sviluppo dell’identità, riguarda senza dubbio il caso clinico dell’Internazionale Football club e dei suoi tifosi. Il grande spartiacque è stata l’inchiesta Calciopoli. Fino a Calciopoli l’Inter e gli interisti si identificavano soprattutto come una nobile società dal passato importante che aveva vissuto un grande ciclo, ai tempi del Mago Herrera e di Angelo Moratti: pieni anni 60’. La speranza condivisa nei tempi successivi? Tornare ai fasti di un tempo, speranza che si rinfervorò con l’avvento alla presidenza del figlio minore di Angelo, ovvero Massimo.

Il tratto principale della vecchia identità era l’essenza nostalgica: una nostalgia gloriosa e speranzosa per il futuro, ma non troppo. Il paragone con la Juventus di Lippi tornata vincente era un residuo archeologico, di cui rimanevano ceneri ancora ardenti pronte a ritrasformarsi in fiamma viva. L’interista dei metà anni novanta era abbastanza autocritico, non accettava di buon grado le spese spesso scriteriate del nuovo patron, si supervalutava soprattutto nel periodo estivo e manteneva una certa lucidità nel giudicare intestine al club le cause dei molti insuccessi. Poi ci furono quelle che Elias Canetti in Massa e potere chiame “le spine”, cioè una lunga serie di delusioni e speranze disilluse, quasi sempre per colpa della Juventus, e lì cominciò il cambiamento di personalità identitaria e di quadro simbolico.

Il caso Ronaldo – Iuliano, il gol non concesso a Bierhoff con l’udinese, Luciano Moggi, il 5 maggio: tutti eventi su cui scatenare proiezioni, facili cause esterne utili a rimuovere le proprie le proprie responsabilità per gli svariati insuccessi.

Con Calciopoli, l’evoluzione si è resa definitiva: il nuovo quadro simbolico della squadra nerazzurra e del suo tifo si è di colpo eretta sulle fondamenta processuali, fortificate dalla stampa amica e dal sentimento popolare. L’Inter e gli interisti si sono così appropriati di un quadro identitario rigido, legato al desiderio di incarnare l’essenza pulita dello sport, il rispetto delle regole, un’idea molto vaga e infantile di onestà. Insomma, un inno fasullo al calcio pulito.

Tutto troppo bello per essere credibile, anche perché un quadro simbolico così impegnativo e moraleggiante, di per sé idiosincratico al calcio, se vissuto senza ironia ha costretto da subito e costringe ancora a costi vivi non da poco: cioè l’obbligo di operare enormi e complicate rimozioni.

Ironia del destino, la prima, grande rimozione riguarda la figura demonizzata di Luciano Moggi: tralasciando il famoso contratto offertogli da 
Moratti per assoldarlo come direttore generale, è davvero complicato dover fronteggiare l’idea che il grande artefice del primo ciclo vincente nerazzurro, quello della grande Inter, altri non fu che Italo Allodi, ovvero il primo geniale faccendiere dandy del calcio italiano. 

Offerte di auto e orologi agli arbitri internazionali, tutte ben documentate, metodi di realpolitik straordinariamente efficaci e prepotenti, la paternità nominale di un sistema, il sistema Allodi, che si basava sull’idea di vittoria a tutti i costi come ideologia profonda, al punto che proprio Allodi fu maestro e mentore di Lucky Luciano, al quale, per forza o per favore, Allodi lasciò in eredità un impero fatto di metodi e contatti.

La seconda grave rimozione riguarda il fatto, anche questo raccontato nei minimi particolari da un giocatore della rosa, che fu proprio quella Inter prodigiosa a sperimentare le prime forme rudimentali di doping.

Terza grande rimozione, è l’evidenza beffarda che il secondo ciclo vincente della storia dell’Inter è partito dall’acquisto di Viera e soprattutto di Ibrahimovic, giocatori che fino all’anno precedente erano etichettati come dopati o come esponenti silenti, complici e vigliacchi del calcio malato, mentre probabilmente furono proprio loro a portare a Milano quel sovrappiù di mentalità vincente che sempre era mancato.

Infine, quarta e ultima grande rimozione, la sfilza di prescrizioni (la più clamorosa proprio quella su Calciopoli sottolineata dal procuratore Palazzi), patteggiamenti, passaporti falsi, plusvalenze truccate, artifizi di doping finanziario, tutti elementi in distonia con un’idea seppur infantile e approssimativa di onestà, in grado di partorire ciò che in qualsiasi individuo rappresenta lo squilibrio psichico più temuto e avversato: la dissonanza cognitiva.

Come risolverla visto che è impossibile conviverci? Attraverso le rimozioni, appunto, o attraverso uno spostamento verso il feticcio, grazie al quale l’intero piano emotivo nerazzurro si dirige compulsivamente verso il famigerato triplete. Ancor più di frequente però tra gli interisti si verifica l’atteggiamento che gli psicologi sociali chiamano compartimentalizzazione: cioè la tendenza a permettere una coesistenza psichica di condizioni inconciliabili tra loro, senza provare angoscia o senso di colpa, o addirittura non cogliendone la contraddizione. Tale comportamento è indistinguibile dall’ipocrisia.

Insomma: 110 anni di storia e tenere a mente, come cicatrice indelebile, sempre e solo un rigore dubbio come simbolo di dramma collettivo? Davvero è necessario fondare un’identità comune, in modo così infantile, non su una forma dello spirito che si forgia nella totalità dei 110 anni del club con campioni straordinari come Matthaus, Eto’o, Samuel, ma su una linea retta (breve) fondata su un dramma percepito (“ci era impedito di vincere” dice Ronaldo, simbolo totemico di quegli anni perfettamente incarnati dalla totalità delle sue vicende, mentre in quegli anni vincevano serenamente scudetti e coppe Italia Lazio, Roma, Milan, Vicenza, Parma, Fiorentina), e su la retorica di palingenesi di un’unica annata trionfale?

Quando si riuscirà a passare oltre, e a riformulare un’idea meno dogmatica della realtà? Per esempio basterebbe anche capire che nel caso dell’Inter senza il dramma non ci sarebbe stato il trionfo, ma è chiaro che anche l’addizione 2+2 richiederebbe una riformulazione delle credenze comode e acquisite fin troppo traumatica.

Intendiamoci: quando si parla di tifosi o è sempre giusto rifarsi all’attualità (anche quella del 1998) con tono sospeso sul filo del connubio tra realtà e ironia; ma tutto cambia, e bisogna ritornare seri e rigorosi, quando la narrazione artefatta e deformata, anziché dai tifosi o dai diretti interessati (sempre e comunque parte in causa), arriva sistematicamente e strumentalmente da organi terzi, che dovrebbero essere demandati a creare i confini e i punti cardinali di una narrazione calcistica più ricca, trasversale, giocosa, fondata sui valori dello sport (tra cui ricordiamo c’è la rivalità), e compresa all’interno di una percezione dello sport e del calcio come fattori culturali pregnanti per una società come quella italiana in cui questo gioco, volente o nolente, è una pubblica piazza, un baricentro di investimenti emotivi, e infine un’enorme matrice di sentimenti, passioni e confronti.
Veniamo da giorni in cui, seppure a causa di una tragedia, una parvenza di ridimensionamento della biliosità, dei toni astiosi, degli odi campanilistici fini a sé stessi, dell’insulto e della cultura del sospetto, sembrava realmente possibile.

 Ed ecco perché stona in modo imperdonabile, proprio per la tempistica incredibilmente inopportuna, l’uscita de La Gazzetta dello Sport di oggi, che riporta ancora ai soliti veleni: si resta basiti e rassegnati nel vedere come il più antico giornale sportivo italiano con 122 anni di storia, non trovi niente di meglio da fare che riportare in prima pagina, ancora una volta, (l’ennesima) come l’ultima delle serve pettegole, una narrazione calcistica il più possibile sporca, unta, riottosa, villana, mediocre possibile, e naturalmente senza arricchirla con un minimo di ironia o distacco sereno.

Ci si appellerà al diritto di cronaca, ragione che al 20esimo anno di Iuliano – Ronaldo e al 12esimo di post-Calciopoli dovrebbe risuonare a chiunque quantomeno ridicola.

Qualcuno deve aver parlato ai giornalisti della Gazzetta, in un corso serale di aggiornamento interno sul marketing, della regoletta sui bacini d’utenza che aiutano le vendite, regola valida forse quindici anni fa (le teorie sui media come diceva Eco sono spesso teorie del giovedì mattina), e da allora sembrerebbe che in redazione si aspetti una nuova lezione, quella in cui si spiega che i lettori non sono così sprovveduti come generalmente si crede.

Probabilmente, accrescere la qualità media del giornale e ambire a un racconto calcistico alto, superpartes, appassionante e aggiornato alle opportunità offerte del contemporaneo, come la rosa faceva quand’ero bambino, porterebbe, quello sì, qualche lettore in più.


Il 26 aprile 2018, quando il ventesimo anniversario di Iuliano Ronaldo 
  cadrà ufficialmente, attendo la prossima festa ricordo e la prossima inchiesta approfondita, le tragedie di un popolo non vanno dimenticate, nel nome dei nostri figli.

Giancarlo Liviano D Arcangelo
 Per quanto mi riguarda, il prossimo scritto sull’Inter, me lo riservo per il 2048, anno in cui club, tifosi e Gazzetta, celebreranno le nozze d’oro con l’infelicità. 
---------------------------------------------

giovedì, dicembre 14, 2017

PER PORTARE L' "inter & milan" IN ALTO IN CLASSIFICA E NON FARLE FALLIRE, HANNO varato IL VAR! LO HA DETTO URBI ET ORBI IL SICARIO DELL' "inter" CARLO TAVECCHIO! MA SICCOME PARTITA DOPO PARTITA A SUBIRE I FURTI ERA LA JUVENTUS, LE SQUADRE (consensienti!) CHE AFFRONTAVANO/AFFRONTANO "inter" & "milan" SI AVVOLGEVANO IN UN MANTO DI SILENZIO E', AD ASCOLTARE, ERANO I SORDI! SALVO POI SUONARE LE TROMBE DEL LAMENTO AL PRIMO TORTO SUBI'TO! ESEMPIO LA LAZIO CONTRO LA FIORENTINA! LAZIO CHE AL "SECONDO" DEI TORTI SUBITI ALCUNE SETTIMANE DOPO: LAZIO TORINO, CONSCI O ADDIRITTURA, ISTIGATI DAI LOSCHI FIGURI IN PALAMENTO, RITORNAVA ALLA TATTICA CRAGNOTTIANA: IL RICATTO ALLE ISTITUZIONI! RITIRIAMO LA SQUADRA DAL CAMPIONATO!!! LOGICAMENTE, CON IL "CALCOLATO" RISCHIO DI METTERE IN MOTO LA NOTORIA FRANGIA VIOLENTA DELLA TIFOSERIA! MA NON PASSERA' TEMPO, ED ALTRI "CRUMIRI?" SI ACCODERANNO, E' SI PRESENTERANNO D'AVANTI A TELECAMERE E TACCQUINI AL GRIDO DI LADRI! LADRI! OPPURE C'E' QUALCUNO CHE CREDE CHE MESSO IN SOFFITTA IL PORCO MASSIMO PER IMPEDIRGLI DI PORTARE I LIBRI CONTABILI NEL TRIBUNALE DELLA CASTA (tribunale di milano!), E' LORO MALGRADO FOSSERO COSTRETTI A FAR FALLIRE LA SQUADRA DEGLI INTERESSI DEI POTERI OCCULTI (ivi compresi i poteri di torino!), E' SCHIAFFARE IL PORCO MASSIMO IN UNA CELLA DI SAN VITTORE!!! STAREMO A VEDERE, ASPETTANDO I CADAVERI SULLA RIVA DEL FIUME!

LA GANG Rapace: il BOSS-lo tito. il Sicario-igli tare e il Braccio Armato simone inzaghi! 




*****************************************************************





*****************************************************************


 L'ACCATTONAGGIO, DI UN LUSSURIOSO ARROGANTE E VIOLENTO
Quel 'fil rouge' che lega De Laurentis a Carraro....
È singolare come il presidente del Napoli sia sempre molto sollecito a commentare la qualunque accada nel mondo del calcio e lo fa particolarmente quando si tratta di innovare un mondo che lui ritiene vecchio, manco fosse il giovane e rampante manager di cui avrebbe bisogno il calcio italiano. 
Abbiamo spesso raccontato le contraddizioni di questo personaggio diventato noto a tutti non di certo per i suoi cinepanettoni, ma come spesso succede,  è il calcio che suscita la grandissima popolarità, lo prova il fatto che lo stesso Berlusconi già noto di suo è con il calcio che ha fondato la sua vita politica, addirittura diventando per ben due volte, Capo del Governo  e chissà non tre. 
Certo, che lo spessore di Berlusconi sia dal punto di vista manageriale che sportivo è di un altro pianeta rispetto a quello di De Laurentiis, ma nel suo piccolo anche il presidente del Napoli si spaccia per nuovo nel calcio così come si proponeva  Berlusconi quando prese il Milan, peraltro riuscendovi  e con risultati chiaramente  del tutto diversi dal produttore romano. 
Ora, però questo nuovo calcio,  quello che come giustamente dice De Laurentiis è cambiato da quando Veltroni trasformó le società di calcio non più in associazioni no profit, bensì in vere e proprie società a scopo di lucro, solo che De Laurentiis e altri del calcio italiano non ci sembrano aver interpretato al meglio questo cambiamento epocale che invece in Europa è stato interpretato più adeguatamente  e in Italia stanno cominciando ad interpretare nella maniera giusta solo alla Juventus. 
Non ci si può spacciare per il nuovo, per il più lungimirante, per chi vorrebbe abbattere tutta una serie di burocraticità che impediscono al calcio italiano di ripartire e poi non si fa nulla per strutturare il proprio club alla pari di tutti i club più moderni d’Europa. Non si può pretendere di essere una società moderna a scopo di lucro e poi pretendere che lo stadio in cui ci gioca la squadra,  il Comune debba darlo gratis al Napoli come se il club azzurro con lo stadio e  con il calcio svolgesse una missione sociale invece che un vero e proprio business. 
Il calcio moderno, di un certo valore, pretende che un club si doti di strutture sportive polifunzionali di proprietà, che abbiano le caratteristiche per poter accogliere o tifosi nel migliore dei modi, pretende che si abbiano centri sportivi attrezzati non solo per la prima squadra per allenarli e curarli al meglio,  ma per formare giovani talenti e curarli nei minimi particolari anche nella scolarità oltre che nello sport. 
Per cui, dopo la tempesta dell’eliminazuone della Nazionale dai Mondiali di calcio, dopo l’esonero di Ventura e il dimissionato Tavecchio, dagli stessi che lo hanno voluto in quel posto presidente del Nspoli  in testa, per commissionargli riforme e programmi e ora tirare in ballo Carraro e proporlo per la seconda volta come ha fatto De Laurentiis, lascia alquanto perplessi su quanto davvero si voglia cambiare questo calcio italiano più fermo dello stesso mondo politico del Paese. 
Altro che nuovo, altro che sguardo all’Europa, De Laurentiis prima si defila disconoscendo la Fgci come la Confindustria del calcio e poi ripropone Carraro, che nel mondo del calcio vi sguazza da 50 anni a vario titolo e conflitti. Chissà quale deve essere quel fil rouge che Lega De Laurentiis a Carraro, che a suo tempo guarda caso ebbe un ruolo non da poco nel fallimento del vecchio Napoli, partecipazione attiva  che i tifosi partenopei non hanno mai perdonato all’uomo di tutte le stagioni che risponde al nome di Franco Carraro. 
Ora perché De Laurentiis che con il calcio vecchio di Carraro non dovrebbe  avere nessun tipo di legame definendolo lui stesso un calcio antico, ripropone quasto personaggio? Sarà un caso che De Laurentiis proprio grazie al fallimento del Napoli voluto da Carraro abbia rilevato il Napoli su un piatto d’argento offerto gentilmente dallo stesso Carraro? 
E poi quanto di vero e sostanzioso ci sta dietro alla storiella che vorrebbe la Filmauro proprietà non tanto della famiglia De Laurentiis che ne gestisce solo la ragione sociale, ma che in effetti è di proprietà di Unicredit per conto della sua fiduciaria Cordusio?
Eppure tutti quelli ben informati sanno che Carraro fra le sue mille cariche  è stato anche dirigente importante di Capitalia poi Mediocredito di cui Unicredit facesse parte,  come anche i bambini sanno che Unicredit nel calcio è fra gli storici e più importanti sponsor della Champions (capace di far donare una Champions League all;Inter, suadra squadra delo cuore del suo presidente: alessandro profumo - nota mia), oltre che la banca d’affari che ha più interessenze nel mondo del calcio. 
Tutto questo è così casuale? E De Laurentiis come è che si precipita a fare il nome di Carraro dopo essercelo tolti finalmente dalle scatole dai tempi di Calciopoli? De Laurentiis predica bene e razzola male ma invece di proporre il capo dei capi del calcio italiano che gli spetta, cominci a vincere qualcosa con il Napoli e soprattutto modernizzi la sua ‘dittarella’ individuale a conduzione familiare in una vera S.p.A. del calcio come del resto è, poi  magari sarà pure in diritto di parlare di calcio moderno, proporre nomi e dettare strategie. 
Per ora meglio che se ne stia zitto invece di continuare in deliri d’onnipotenza perché nel calcio modernizzato da Veltroni non erano previste botteguccie di artigiani come la sua, peraltro anche cara e pretenziosa. (Pippo Trio - 21-11-2017)













martedì, dicembre 12, 2017

I NEMICI DELLA JUVENUS? I SERVI DEI SERVI: - O.D.G & A.I.A - E I LORO SICARI. NEL CASO: EMANUELE GAMBA & MARCO GUIDA

Il Barbone scappato daI NEMICI DELLA JUVENTUS casa? Il "giornalista" di La Republica "emanuele gamba".

Sampdoria Juventus 3-2 - arbitro "marco guida" di Torre annunziata
Per quella parte della tifoseria bianconera "benchè minima", che dopo Sampdoria-Juve non ha fatto altro che vomitare veleno sulla Juventus: Dirigenza, Squadra e sopratutto l' Allenatore, se a mente fredda è smaltita la delusione per la sconfitta, gli sproloqui sulla Juve (come se non bastassero quelli degli antijuventini dichiarati: i due terzi del paese!) cosa gli hanno lasciato? Oppure sono soltanto degli pseudo juventini, che come il detto antico: si tagliano il cazzo per far dispetto alla moglie?
**********
La madre degli ascari e sempre incinta, e il gamba emanuele giornalista di Republica (autore dell'articolo su sampdoria-juventus che, purtroppo, mi e capitato di leggere) ne è  un prototipo!
È questo gamba, ascaro della "congrega" De Benedetti non ha ne arte e nè Patria, ma solo padroni! Solo una settimana, e la merda che ha vomitato addosso alla Juventus, il Bologna gliel'ha fatta rimangiare! Cosa avrebbe scritto l'ascaro con una sola gamba, a situazioni invertite: Sampdoria-napoli, con un arbitro di Torino, che al napoli ne combina più di carlo di Francia!

Dopo una cena a casa di amici con 2 arbitri (uno di famiglia e professinista) abbiamo riguardato la partita, è oltre al rigore non concesso e gol da annullare, un comportamento intimidatorio verso la Juventus, che gli hanno meritato solo biasimo. Quindi non solo per gli episodi eclatanti (rigore e terzo gol da annullare!), ma per quel comportamento, tipo: juventini, vi prendo per il culo!

Nel calcio attuale, se non c'è parità tra le grandi e le medie squadre, certamente c'è una vicinanza che bastano pochi episodi pro o contro per dcidere i risultati di certe partite, specialmente se gli arbitri vengono istruiti per arbitrare a senso unico, come nel caso della sconfitta della Juventus contro la Sampdoria, dipesa da una direzione di gara infame, dell'infame 'GiudA': "guida di Torre Annunziata"! È sarebbe ora di smetterla di sostenere ancora che non ci si debba lamentare di arbitraggi, VAR e quant'altro, perchè la maggior parte dei trifosi juventini, non possiamo che considerare la sedicente minoranza di tifosi che si spacciano per juventini, come il vero male di questa Juventus, gente che ad ogni costo deve andare contro, per ragioni che, non posso non considerare, siano di malafede!

Ma veramente c'è ancora gente che crede cha ad una squadra medio-grande come la Sampdoria si può regalare un arbitraggio che dire infame, e fargli un complimento! Vogliamo vedere un po delle nefandezze combinate dal sicario dell'AIA? Cominciare dal primo episodio: gol annullato a Higuain, situazione identica a quella del giorno prima in Napoli - Milan, ma comportamenti opposti, a Napoli si è fatta completare l'azione, gol annullato e decisione poi corretta, a Genova azione fermata, in violazione del protocollo VAR, e arbitro che poi non verifica l'azione!

Continuiamo, spinta su Mandzukic da parte di Strinic, l'arbitro sorvola, tiro di Cuadrado deviato di culo da Viviano, rimessa dal fondo; ripartenza veloce della Juventus, fallo su Cuadrado, palla che finisce sempre ad un bianconero, e superiorità numerica sulla trequarti doriana, che ti fa l'ineffabile "guida"? Ferma l'azione! Altro mani in area doriana a fine primo tempo, l'infame autodichiarato tifoso del Napoli, in arte: "guida" fa l'indiano e lascia correre! Il VAR? Fa l'indiano anche il VAR! E' per completare l'opera, terzo gol IRREGOLARE! Il VAR, dorme e' l'infame fischiettaro, si guarda bene dallo svegliare il can che dorme! Prima e unica punizione nella trequarti doriana solo alla mezzora della ripresa, sul 3-0 ! Cartellini gialli, parlarne, sarebbe stuzzicare il nervoso!
-----
Allora: juventini, presunti tali (o meglio dire mascherati da juventini?) e gufi di ogni ceto e bandiera, secondo voi, alla luce di tutte queste nefandezze contro la Juve, GiudA "guida" avrebbe concesso il rigore al 45' con 5 di recupero, se la partita fosse stata solo 1-0 o 2-0? Avete avuto o no la percezzione che l'infame fosse terrorizzato lalla paura di un possibile recupero della Juventus dopo il 3-2, quando, per evitare che, al minuto 49 circa, la Juventus riprendesse il gioco con una rimessa laterale, ha ritenuto falloso un contrasto a centrocampo tra un nostro giocatore ed un avversario, concedendo punizione alla Sampdoria? (19 novembre 2017)
********
In questo video, a sentire il moviolaro, parlano solo  del 5 episodio, terzo gol da annullare. Ma teniamo presente, che il su detto moviolaro, tal bergonzi, sarebbe nientepopodimenochè? Il famoso arbitro che inventò i due rigori due! per far perdere la Juventus a Napoli! Si perchè, "merdaset" (alias mediaset) assolda solo arbitri che hanno ben dimostrato la loro antijuvenità.(21 novembre 2017)
----------------------------------------
NICCHI & GUIDA - BOSS & SICARIO

venerdì, agosto 18, 2017

BILANCIO FOR DUMMIES, E IL BILANCIO DELLA JUVENTUS

Bilancio Juventus 2016-2017: ricavi a 562 milioni, utile di 42,6 milioni
22 settembre 2017
-----------------
Bilancio Juventus 2016-2017 – Il consiglio di amministrazione della Juventus ha approvato il progetto di bilancio relativo alla stagione 2016-2017, chiusa con la vittoria del 6° scudetto consecutivo, della coppa Italia e con il secondo posto in Champions League.

Il bilancio Juventus 2016-2017 ha registrato ricavi (comprese le plusvalenze) per 562,7 milioni, in crescita del 45,1% rispetto ai 387,9 milioni del 2015-2016 e un utile al netto delle tasse di 42,6 milioni, in forte crescita rispetto ai 4,2 milioni della stagione precedente. Si tratta del terzo esercizio consecutivo in utile per la Juventus.

Il consiglio di amministrazione presieduto da Andrea Agnelli ha deciso di destinare l’utile a riserva. Pertanto all’assemblea degli azionisti della Juventus convocata per il 24 ottobre prossimo presso l’Allianz Stadium non sarà proposta la distribuzione di alcun dividendo.
Bilancio Juventus 2016-2017 
Bilancio Juventus 2016-2017, la suddivisione dei ricavi 
Nel dettaglio, al netto dei 151,15 milioni derivanti dalla gestione del parco calciatori e in particolare dalla maxi-plusvalenza realizzata grazie alla cessione di Paul Pogba al Manchester United, nel bilancio Juventus 2016-2017 i ricavi caratteristici si sono attestati a 411,56 milioni (un record assoluto per un club di Serie A)


I ricavi da gare, anche in virtù del maggior numero di partite disputate allo Stadium nella stagione 2016-2017 rispetto allo stagione 2015-2016 sono cresciuti di 14,16 milioni a 57,83 milioni, superando il record che era stato raggiunto nel 2014-2015 sempre in virtù i un numero di gare superiore alla luce del cammino in Champions League.

Per la lettura del resto del Bilancio, consultare il Blog di Calcio & Finanza. Qui il Link
--------
Ecco quanto i Giocatori odiano l'allenatore Massimiliano Allegri

giovedì, luglio 06, 2017

IL PRESIDENTE ANDREA AGNELLI POST CARDIFF-POST DELUSIONE PER LA SCONFITTA, MA ORGOGLIOSO DI QUANTO FATTO NELLA STAGIONE, GUARDANDO AL FUTURO: LA MIA JUVE E ALL'INIZIO I 6 SCUDETTI SONO UNA BASE DI PARTENZA. ALTRI 7 ANNI DI GRANDEZZA!

IL PRESIDENTE ANDREA AGNELLI interVISTATO da TUTTOSPORT
Il presidente Andrea Agnelli ha dichiarato, Juve: 'Sì a nuovi colpi da Champions

"Cominciamo dalle mie ultime parole al termine della finale di Champions League persa a Cardiff contro il Real Madrid. Il senso era questo: valutiamo l'intera stagione. Siamo estremamente orgogliosi di tutte le persone che hanno lavorato nella Juventus e che hanno partecipato alla conquista del sesto scudetto consecutivo e della terza coppa Italia consecutiva. Siamo fieri di ciò che abbiamo fatto. La Champions è una competizione europea in cui sbagliare anche soli 20 minuti può essere determinante. Però valutare una stagione per 20 minuti sarebbe sbagliato. Attriti nell'intervallo? Per nulla. Nessun attrito. Come avviene in tutte le partite sono sceso negli spogliatoi prima, nell’intervallo e dopo. Vado sempre nello spogliatoio. E sono stato testimone oculare. A Cardiff non c’è stato nessuno screzio, nessuna baruffa. Cos'è successo tatticamente nel secondo tempo? Ho competenze specifiche in altri campi. Il mio compito è la gestione annuale dei miei dirigenti per quello che fanno nella stagione. I 20 minuti in campo vengono analizzati dai tecnici. Perché se valutassimo allora i 90 minuti a Torino col Barcellona faremmo ragionamenti diversi. Non si può giudicare una stagione per 20 minuti finali. Vinti 6 scudetti e 3 coppe Italia di fila? Il vero significato di ciò che è stato compiuto lo comprenderemo tra tanti anni. Questa per me è una tappa di passaggio. Rappresenta la base  sulla quale edificare i prossimi sette anni. La bellezza dello sport è che ogni stagione ci riporta ai cancelletti di partenza. E non valgono i 97 punti di distacco accumulati sulla seconda negli anni precedenti. Se vinci torni a zero. Se perdi puoi riprovarci».

SOCIETA' MODELLO - "Il Real Madrid fa sicuramente sognare, ma io devo guardare al modello societario e devo pensare a diverse realtà come quelle che esistono in Germania, in Spagna, in Inghilterra. Se immagino un modello organizzativo guardo a quello tedesco. Se penso allo stadio osservo l'Inghilterra. Se penso ai flussi commerciali, al museo, alle altre attività riguardanti un percorso emozionale mi viene in mente il Barcellona. Bisogna essere noi stessi pur osservando le varie eccellenze in Europa. Noi vogliamo trasmettere una nuova identità ai nostri tifosi, a quelli che vivono in Italia e in Europa così come a quelli che sono in Oriente o in America, con dei prodotti che possano essere più lifestyle. Come? Bisogna osservare con attenzione chi ci segue. In Italia più di 14 milioni di persone, in Europa 50, nel mondo 350. Ma bisogna poi distinguere fra simpatizzanti e veri tifosi. Il nostro sarà un modo diverso di porsi verso il consumatore bianconero. Dal progetto di ristorazione Juventus, ad alcune attività commerciali in franchising in Cina e America. In modo da avere non solo l’elemento distintivo del grande campione, ma da proporre come figura di riferimento il club. Lo store recentemente inaugurato allo Stadium rappresenta un modello importante di questo mondo Juventus che si allarga. Ora dal museo si entra direttamente nello store della Juventus, uno dei più grandi in Europa. L’internazionalizzazione parte sempre da casa nostra, ma è il mondo che ci interessa".

STADIUM - "Stadio più capiente e biglietti più cari? No, nessuna estensione. Abbiamo costruito uno stadio giusto su uno studio molto curato. Tre, quattro mila posti in più non spostano nulla. Semmai sarebbe significativo parlare di venti, venticinque mila posti in più. Ma in fase di progettazione ci siamo orientati sullo stadio di quaranta, quarantaduemila posti: aggiungere altri ventimila sarebbe sbagliato. Noi abbiamo un impianto sempre sold out da quando è stato aperto. Col 95-96 per cento di riempimento a partita siamo sulla media tedesca, è quello che volevamo. Le vittorie generano più entusiasmo? Se seguissimo questo ragionamento dovremmo costruire un altro stadio, ma al momento non ne sentiamo l’esigenza. Sarà importante, invece, applicare un adeguamento alla politica dei prezzi. In rapporto alla qualità dello spettacolo. Il modello corretto è quello dell’Inghilterra".

SERIE A - "Campionato poco allenante? Non è così perché non vedo campionati con dinamiche molto diverse dalle nostre. Il livello del nostro torneo è elevato, all’interno c’è un campionato di prima e seconda fascia. E uno di terza fascia. Certo, sono mancate le milanesi ma guardiamo cosa avviene altrove. In Francia sono sostanzialmente tre squadre, in Germania anche meno, in Spagna lo stesso. L’unico campionato diverso è quello inglese conteso da almeno sei-sette club. Dal prossimo anno l’Italia riavrà quattro posti in Champions anche grazie alla Juve e spero che alle nostre spalle riappaiano le milanesi".

ANTI JUVE - "I tifosi reclamano difese più energiche nei confronti della società spesso attaccata con accuse di pessimo livello: avete mai querelato qualcuno anche senza darne pubblicità? Ciò che avviene in privato resta privato. Spesso ci sono polemiche che nascono dal nulla attraverso accuse basate sul nulla. A volte rimpiango l’umorismo di Prisco. A noi comunque non interessano certe discussioni, per noi conta sviluppare armonicamente questa società. L'odio sui social? Nel 99 per cento dei casi ci si confronta con avatar, persone virtuali. Rispondere a DeltaK4 o ForzaJuve o ForzaNapoli ha poco significato. Lo sviluppo social da parte dei giocatori, almeno per quanto ci riguarda, è gestito e seguito. Bisogna stare attenti a usare i social con saggezza. Se penso ai Chiellini, ai Buffon, ai Barzagli che sono cresciuti senza coinvolgimento nell’area social e invece penso ai Dybala o ai Kean che sono nativi digitali mi accorgo che esistono molte differenze. Contate di chiedere una revisione del processo sportivo in base all’ex articolo 39? La nostra posizione dall’inizio non è mai cambiata».

CONTE, BUFFON E CAPELLO - "Conte tornerà mai alla Juve? Oggi non è previsto. Buffon futuro presidente? Buffon deve solo pensare al suo presente e quindi al campo. La Juve che mi ha dato più emozioni da tifoso? La prima Juventus di Lippi, una Juve che ha emozionato molto perché veniva da 10 anni di non vittoria. La Juventus di riferimento è stata quella di Capello del 2005. Capello ha rivendicato gli scudetti 2005 e 2006 in casa Suning? E' stato coerente".

ANTIMAFIA - "Il deferimento deciso dal procuratore Pecoraro: in arrivo un’ammenda o una squalifica? Abbiamo piena fiducia nel lavoro della giustizia. Noi sappiamo di aver infranto per motivi ragionevoli il divieto di vendere un numero di biglietti, per persona, superiore a quanto consentito. Di questo siamo consapevoli e mi aspetto un’ammenda. Dopodiché mi aspetto anche che Lega, Federazione e forze dell’ordine trovino delle soluzioni per superare questo problema perché se non si può disporre, per motivi di sicurezza, di steward nelle curve, allor si lascia terreno libero alla micro o alla macro criminalità. Sarebbe giusto avere chiarezza su questo argomento che non dipende da noi. Cantone ha sostenuto che l’effetto mediatico di questa vicenda è dovuto certamente alla Juve? Ribadiamo che è giusto sanzionare delle infrazioni, ma vogliamo avere un colloquio con interlocutori qualificati per restituire lo stadio alle famiglie come è giusto che sia".

CALCIOMERCATO - "Arriveranno altri top player alla Higuain? Quest’anno supereremo i 400 milioni di fatturato, proventi non ricorrenti esclusi. Certamente non invertiremo la rotta. Affronteremo i prossimi sette anni con la stessa umiltà con la quale abbiamo affrontato questi sette anni. Quando la Juventus cambiò pelle e dimensione ottenne risultati. Fra due settimane entreremo nella nuova sede, nel J Village dotato di scuola, albergo, campi e strutture completamente moderne. Ci siamo dati un nuovo logo. Siamo una Juventus completamente diversa e di dimensione realmente internazionale. Dobbiamo mantenere la stessa concentrazione che avevamo nel maggio 2010. Finora non abbiamo fatto nulla. I nostri veri traguardi cominciano da domani mattina. Punto sulla squada che deve rispondere in ogni campo. Sui dirigenti che abbiamo costruito in questi anni guidati da Marotta e su un’area commerciale in grandissimo sviluppo".

PRIMI 7 ANNI - "Punto di arrivo o di partenza? Questo è un comparto industriale. È un modello sul quale bisogna applicare moltissimo rigore in tutte le scelte. Dobbiamo ricordare che i nostri avversari erano a 400 milioni di fatturato quando noi abbiamo cominciato nel 2010 e adesso sono a 700 milioni. I principali costi sono ammortamenti e retribuzioni del personale tesserato. Sono voci molto importanti che devono rientrare in un parametro fra il 60 e il 70 per cento del fatturato. Settanta è già troppo. Il rimanete 30 per cento è destinato ai costi di struttura. Solo in un  contesto sano e virtuoso c’è spazio per immaginare delle società che possano proiettarsi nel futuro avendo grande attenzione a questi parametri. Ecco perché ho parlato di partecipanti al campionato di prima e di seconda fascia. C’è un abisso fra le prime e le seconde. Una riforma dei campionati è indispensabile perché c’è troppa differenza fra i tornei in Europa, anche se i problemi poi sono gli stessi. Ci sono squadre in più nei vari campionati? È una domanda che bisogna porsi. La solidarietà ha significato, il sostentamento no. La solidarietà segue un progetto sportivo, il sostentamento no".

SUPERLEGA - "Il 'paracadute' per chi retrocede in serie B? Leghe, Uefa e federazioni devono fare delle valutazioni su quello che può essere il calcio nei prossimi 15 anni ponendosi delle riflessioni a livello europeo. Perché bisogna dare singole risposte a singoli Paesi. Ora le faccio io una domada, direttore:  sa qual è la singola partita, a livello continentale, che ha più valore economico? Glielo dico io: la sfida dei play-off di Championship in Inghilterra. Chi viene promosso in Premier incassa subito 150 milioni. Una manna. E’ evidente che ci siano troppe differenze nelle varie realtà del calcio europeo. Dobbiamo capire qual è il vero modello per il calcio professionistico del futuro. Abbiamo raggiunto l’accordo 2018-21 sui diritti tv, stiamo per definire l’intesa 21-24. Quello che avverrà nei prossimi sette anni ridefinirà le logiche del calcio europeo dopo il 2024. Tutte le società hanno una pianificazione economica a medio termine. Entro il 2024 si dovrà analizzare il calcio su una carta bianca per trovare una soluzione fra tutte le componenti. Faccio un esempio: il Copenaghen è un grandissimo club in patria ma ha gli stessi problemi di altre squadre leader. Qual è il modello che mi permette di vincere non solo nella mia Nazione? Come facciamo a mettere il Copenaghen nelle condizioni di vincere la Champions League? Qual è il modello di calcio che vogliamo dopo il  2024? Questo vale per tutti. Anche per società italiane come il Sassuolo. Bisogna studiare meccanismi di accesso. Va bene premiare le squadre campioni, giusto valorizzare anche secondi, terzi e quarti classificati, ma resta il problema di un modello uniformato e gestibile per tutti. Niente Superlega europea? In ogni Paese ci sono logiche diverse ma con problemi simili. Tutti si domandano come crescere. Dobbiamo rispondere a questa domanda. Come far crescere il Copenhagen, come far crescere il Celtic, come far crescere l’Ajax, come far crescere il Benfica. E il modello non deve favorire le singole società ma i vari campionati. Il presidente Uefa, Ceferin, si sta impegnando molto su questo argomento".

CHAMPIONS - "Come si batte l'ossessione? Vincendola! Non esiste altra strada. Certo, sono un tifoso deluso per gli ultimi 45 minuti però il tifoso deve aver presente il percorso compiuto negli anni. Gli interessi di Andrea Agnelli sono in Exor, in Fca e in Lamse: come si conciliano con la dedizione che mette nella Juve? Sono gli stessi impegni che avevo nel 2010. Non mi hanno impedito di dare il massimo per la Juve. Continuerò così". (6 luglio 2017)
Il Presidente Agnelli, il Vice Presidente Nedved, L'Ad. Marotta, Il Dir.Sportivo Paratici

IL PRESIDENTE ANDREA AGNELLI POST CARDIFF-POST DELUSINE PER LA SCONFITTA, MA GUARDANDO AL FUTURO:

sabato, maggio 20, 2017

LA MAFIA DEL CALCIO CHE HA PRESO IL SOPRAVVENTO DOPO L'ALLONTANAMENTO (dello stalliere che controllava i ladri!) DI CHI PRIMA LI CONTROLLAVA (moggi & giraudo!), ORDINAVA: BASTA SOLDI ALLA JUVENTUS!

I BANDITI PROTETTI DAL SISTEMA MAFIOSO, SI DIVIDONO LA TORTA!


L’ordine della Lega calcio era chiaro: salvare il soldato Riccardo Silva. A ogni costo. Anche se “ha pisciato fuori dal vaso” come dice l’ex direttore generale di Infront, Giuseppe Ciocchetti. 

Dalle indagini della Guardia di Finanza sulla lobby del pallone emergono altri dettagli inquietanti come quello che riguarda la cessione dei diritti tv per i siti di scommesse online: un prodotto che la Serie A non aveva commercializzato, ma che Silva aveva comunque ceduto. Con il benestare dell’advisor Infront. 

A dimostrazione che la massimizzazione del ritorno per le squadre italiane non è mai stato il vero obiettivo dei consulenti della Serie A. Per gli imprenditori era importante guadagnare il più possibile, anche a costo di non seguire le regole del gioco. 

“I soldi alla Lega sono sprecati” dice nelle intercettazioni l’avvocato di Infront, Antonio D’Addio secondo cui darli alla Juve sarebbe ancora peggio, meglio quindi “spenderli con Infront” che – almeno in teoria – dovrebbe aiutare il calcio a crescere e guadagnare di più.

Per questo quando all’inizio del 2015 la Juventus chiede conto della vendita da parte di Silva di un diritto sul quale non ha titolo, l’ordine impartito da Bruno Ghirardi, avvocato della Lega di Serie A, non lascia spazio ad alcun dubbio: “Se Riccardo ha fatto così bisogna coprirlo” dice all’ex direttore generale di Infront. 

D’altra parte Silva, grazie alla liquidità accumulata all’estero, teneva in piedi diverse squadre nell’orbita Infront garantendo quando necessario iniezioni di capitale per coprire i buchi di bilancio, come nel caso eclatante del Genoa di Enrico Preziosi. 

La difesa del soldato Silva è quindi fondamentale per non far crollare il castello costruito dalla lobby di Galliani-Bogarelli: sulla vendita dei diritti per le scommesse “temo che la Juve abbia ragione – scrive Ghirardi a Ciocchetti – se mi chiami concordiamo come gestirla perché ci vuole molta testa”.  

Tramite il suo avvocato Sergio Spagnolo, però, Silva respinge ogni accusa ritenendole insussistenti e confida in una rapida richiesta di archiviazione dell’indagine a suo carico.

Il problema scoppia dopo l’inizio del campionato 2014-2015, quando la Juventus inizia a protestare perché su internet una serie di siti per le scommesse online utilizzano i diritti della Serie A senza averne il diritto. A confezionare le immagini del campionato italiano è l’inglese Perform che ha acquistato da Silva i diritti che lui ha comprato dalla Lega. 

L’accordo tra Silva e Perform risale al triennio 2012-2015 e lo stesso imprenditore al telefono con Ciocchetti ammette che “la Serie A in teoria non ci sarebbe, ma non c’era scritto che è esclusa”. 

In sostanza, facendo finta di nulla, Silva vendeva all’estero anche diritti di cui non era titolare: “In questi tre anni – dice – quando ci sono stati un paio di episodi del genere (di società che si lamentavano o chiedevano lumi, ndrpraticamente avevo sospeso per un mesetto, poi si erano placate le acque e avevo ripreso. E su questo Perform e i suoi clienti sono tranquilli”. 

Come a dire che tutte le parti coinvolte fossero consapevoli di muoversi lungo un campo minato.O quanto meno ai limiti della legittimità.Mettere a punto la difesa di Silva è quindi cruciale per difendere l’intero sistema di potere creatosi all’interno della Lega. 

Da parte sua Silva vorrebbe presentarsi al comitato diritti tv del 24 marzo 2015 dicendo che “probabilmente ci sono stati forse dei test e dentro potrebbe essere finita qualche immagine della Serie A”, nell’attesa che la stessa Lega decidesse poi di autorizzare la commercializzazione di quegli stessi diritti. Cosa che poi per l’estero avviene con il bando di gara 2015-2018 e lo stesso Silva dice: “Tra qualche mesi ce li avrò”. 

L’avvocato della Lega, però, è di parere diverso e insiste sul fatto che Silva abbia venduto qualcosa che non aveva, quindi dovrà dire che “non ha venduto niente” facendo ricadere le colpe su Perform e spiegando che “quando la Lega me l’ha detto, io sono immediatamente intervenuto”. 

Insomma anche il legale che avrebbe dovuto garantire l’interesse della Serie A, mostra più preoccupazione nel proteggere Silva che i suoi clienti.

Sul fatto che si tratti, ancora una volta, di difendere l’indifendibile ne è consapevole anche l’avvocato di Infront, Antonio D’Addio, secondo cui sarà difficile avere “una linea comune intelligente”, perché tra l’altro “conoscendo la vera verità faccio anche più fatica”. 

Ovviamente grazie al controllo che Marco Bogarelli esercitava sulla Lega attraverso Adriano Galliani, il soldato Silva è salvo anche perché è proprio Bogarelli a dirgli quale dovrà essere la sua difesa: “Può darsi che qualche test sia stato fatto, ma è anche quello che mi ha permesso di fare un’offerta da 200 milioni”

A completare il quadro, poi, a novembre del 2015, un anno dopo l’assegnazione dei diritti tv dove fu volutamente favorita Mediaset ai danni di Sky, vennero messi a trattativa privata le trasmissioni per i siti di scommesse online in Italia: tra gli aggiudicatari ci fu proprio la Perform che adesso li distribuisce su tutto il nostro territorio. A danno delle televisioni e dei loro abbonati.