domenica, dicembre 11, 2016

15 Dicembre 2016

14 Dicembre 2016

12 DICEMBRE 2016 - DA - VOCE DI NAPOLI.it - DEL 5 OTTOBRE 2016: L'ABC DEL LAMENTO SARRIANO...

NAPOLI -TROGLODITA DELLE CAVERNE DI BAGNOLI 

L’ABC del lamento sarriano 
2 aprile 2015 Vigilia di Udinese-Napoli. Sarri: "La Juve gioca prima di noi? Ormai ci stiamo abituando… Domani è la sesta partita consecutiva che giochiamo dopo la Juventus e oltretutto,  sinora, la Juve ha vinto sempre”!

Ascolti Maurizio Sarri e, sempre più spesso, soprattutto negli ultimi tempi, pensi: “Walter Mazzarri 2: il ritorno!“. Lamentele, pretesti e scuse d’ogni genere per coprire errori tecnico-tattici e caratteriali suoi e della squadra sono all’ordine del giorno, in puro stile mazzarriano. Presentiamo, allora, dalla A di anticipi alla S di sosta, passando per la F di fatturato e la P di pallone, il dizionario semiserio del lamento sarriano, pescando nel vasto archivio a riguardo delle dichiarazioni pubbliche dell’uomo in tuta che non deve ammettere mai…

Anticipi e posticipi
Obiettivo preferito della polemica sarriana la scorsa stagione, la scelta di far giocare prevalentemente la Juventus prima del Napoli. Così si esprimeva il tecnico toscano con natali napoletani ai primi di aprile 2015: “La Juve gioca prima di noi? Ormai ci stiamo abituando… Non è una polemica ma è un dato di fatto. Domani è la sesta partita consecutiva che giochiamo dopo la Juventus e oltretutto, sinora, la Juve ha vinto sempre” (02/04/2015: dichiarazioni rilasciate alla vigilia di Udinese-Napoli).

Arbitraggi
La lista delle lamentele di Maurizio Sarri sugli arbitri è lunga e sempre in continua fase d’aggiornamento. Limitandoci a quest’anno vogliamo ricordare il “probabilmente mandare fuori me è più facile che mandar fuori qualcun altro. Da quello che ho visto stasera è più facile cacciare un allenatore in tuta che uno con la giacca e la cravatta. Più facile espellere me che quello dell’altra squadra” (29/08/2016: commento all’epulsione rimediata all’inizio ripresa di Napoli-Milan).

Campo di gioco
Altro leit-motiv del repertorio di scuse dell’allenatore azzurro. Quest’anno, poi, Sarri ha sfoggiato la lamentela preventiva quando, alla vigilia della prima di camponiato a Pescara dello scorso 22 agosto, ha messo le mani avanti su un risultato negativo e dichiarato “spero che le condizioni del terreno non siano disastrose come quelle che ho visto in Coppa Italia per permettere ad entrambe le squadre di giocare a calcio e non a beach soccer” (20/08/2016).

Coppa d’Africa
Nella stessa conferenza stampa prima della partita con la squadra di Oddo, mister Sarri sfoggia la scusante esotica perché “la Coppa d’Africa a gennaio è devastante e noi perderemo Koulibaly e Ghoulam: se fossi un presidente farei di tutto per cambiare il calendario“.

Fatturato
Altro cavallo di battaglia del tecnico in tuta quello sulla distanza tra il fatturato del Napoli e delle altre squadre di vertice. Secondo il Sarri pensiero, infatti, la sua squadra non è fatta per vincere il campionato perché “i numeri parlano chiaro. Siamo quinti come fatturato, il nostro obbligo è arrivare quinti. Non arrivare tra le prime cinque sarebbe per noi un fallimento” (21/09/2016). Concetto già espresso chiaramente sul finire dello scorso campionato con “la normalità è che lo scudetto vada alla squadra con il maggior fatturato“(02/05/2016).

Imbrunire
Non è più prosa ma poesia, invece, la dichiarazione sarriana sull’andare “in campo col sole e poi diventa buio e si accendono i riflettori. Si parte con luce naturale e si finisce la partita con luce artificiale” (affermazione di marzo 2016 dopo la gara di ritorno contro il Genoa).

Juventus
Più delle dichiarazioni post Atalanta-Napoli. la sintesi delle affermazioni di Maurizio Sarri sul potenziale bianconero e il divario con gli azzurri è nel “vedo la Juve difficilmente battibile per i prossimi 4-5 anni” (02/05/2016).

Mercato
Nuova entrata nel dizionario delle lamentele, scuse e polemiche sterili vergato dall’allenatore napoletano l’insoddisfazione, velata ma non troppo, per l’ultima campagna acquisti e cessioni. Secondo Sarri “si parla del Napoli come se avesse due squadre, invece ora c’è pochissima possibilità di alternare giocatori… Abbiamo fatto un mercato di prospettiva, dipende quanto ci può costare questa prospettiva nel breve periodo. Sono arrivati giocatori di potenzialità, ma giovani e ci vorrà un po’ di tempo. Vediamo se riusciamo a rimanere competitivi, ma si garantisce sicuramente un grande futuro. In questo mercato abbiamo perso Higuain ma abbiamo aumentato il valore globale della rosa, non so se è migliorato quello assoluto. Il futuro è assicurato, vedremo nel breve periodo” (09/09/2016).

Natale, Pasqua, Epifania
Dalla lamentela sul tramonto alla scusante natalizia il passo non è breve. Prima della sosta invernale dello scorso campionato, infatti, Sarri ebbe a dichiarare “io sono contro questi 7 giorni di riposo, io giocherei sempre fino al 6 gennaio come in Inghilterra” (20/12/2015).

Pallone - Surreale. Non troviamo altro termine per definire il lamentarsi del tecnico nato a Bagnoli per l’uso del pallone invernale griffato Nike. “Non possiamo giocare come vogliamo” – attaccò Sarri prima della gara interna con l’Udinese nel girone d’andata dello scorso campionato -. Proseguendo con un “mi ricorda il pallone di Europa League, va per aria. Se prima toccavamo una volta per controllarlo stavolta ne servono due o tre di tocchi“. Concludendo che “questo pallone ci fa sbagliare di più” (09/11/2015).

Sosta per le nazionali - Ultimo ma non ultimo lemma del vocabolario sarriano del lamento e del pretesto, alla voce S di soste per le nazionali. Per Maurizio Sarri “ci saranno le nazionali a ottobre e novembre…, non ci sarà tempo di allenare i giocatori. E’ una follia questo calendario con una gara ogni 3 giorni“. (da aggiornare)
L'UNTUOSO MEGALOMANE & IL CAVERNICOLO
(Dio li fa e poi li accoppia)
https://www.vocedinapoli.it/2016/10/05/labc-del-lamento-sarriano/

DICEMBRE 2016 - AMARCORD: "internazionale fc"-Cancro del calicio italiano! Virus del Male! - https://www.youtube.com/watch?v=p9SOd6Pn67E - I suoi tifosi (esclusi quei pochissimi) ne sono una conseguenza! Il maggior preggio dei tifosi dell' "inter"(esclusi quei pochissimi) : "malafede e disonesta"

Aggiornato al 17 Febbraio 2017  
L' "inter" Non fu Retrocessa, perche', secondo l'ex Procuratore federale della Figc:"Per il passaporto di Recoba le pressioni arrivavano da destra da manca dall'alto e dal basso"!
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Secondo l’art.8, comma 6 del Codice di Giustizia Sportiva infatti:  
La violazione delle Norme Federali in materia di tesseramenti di calciatori extracomunitari compiuta mediante falsa attestazione di cittadinanza costituisce grave illecito sportivo. Le Società, i loro dirigenti, soci e tesserati che compiano direttamente o tentino di compiere, ovvero consentano che altri compiano, atti volti ad ottenere attestazioni o documenti di cittadinanza falsi o comunque alterati al fine di eludere le norme in materia di ingresso in Italia e tesseramento di calciatori extracomunitari, ne sono responsabili e sono puniti ai sensi dei commi 7 e 8 seguenti. (Il comma 7 parla della responsabilità diretta e rimanda alle sanzioni previste dall’art.13, lettere f), g), h) i), nda)

La falsificazione di un documento costituisce quindi “grave illecito sportivo” e, in caso di responsabilità diretta, le pene sono severe: (in ordine decrescente di gravità) revoca di eventuali titoli conquistati (non è il caso dell’Inter), esclusione dal campionato di competenza, retrocessione in serie B, penalizzazione di punti in classifica. La sentenza della Disciplinare parla apertamente dell'attiva partecipazione di Ghelfi ma lo fa con una marchiana contraddizione. Dapprima infroma che l’amministratore delegato si sarebbe interessato del passaporto solo a rilascio ottenuto:

Al sig. Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato alla Soc.Internazionale, viene contestata la partecipazione alla illecita condotta posta in essere dai tesserati della sua Società, Recoba ed Oriali in concorso con Baldini e con terzi non tesserati. Peraltro, dagli accertamenti svolti in sede di indagini risulta un intervento diretto del Ghelfi nella vicenda soltanto nel maggio 2000, momento in cui era divenuta di pubblico dominio la notizia di possibili irregolarità riguardanti il conseguimento dello status di comunitario da parte del calciatore della Lazio Veron.

Quindi, poche righe dopo, viene affermato che Ghelfi era ben cosciente fin dall’inizio di cosa comportasse l’avvio della pratica in Argentina. Oriali, infatti, non ha interessi personali ad ottenere un passaporto per Recoba, ma si è mosso solo dopo precise indicazioni societarie:
Oriali, non essendosi attivato per il passaporto di Recoba a titolo meramente personale, deve aver tenuti informati i vertici della Società sull’andamento della pratica. Dagli atti risulta che almeno in due momenti Oriali deve essersi consultato con i propri superiori: il primo quando si trattò di dare il “via” alla pratica in Argentina ed il secondo quando si trattò di effettuare su indicazione di Krausz, il bonifico di 80.000 dollari, che doveva essere autorizzato dai vertici societari.

Quindi, se Oriali sapeva della contraffazione del passaporto e non poteva non considerare 80 mila dollari una cifra spropositata, ci si chiede che cosa abbia detto a Ghelfi per ottenere il via libera all’operazione e il pagamento dell’importo. Inoltre, la sentenza rivela che la somma fu pagata “in nero”, fatto che aggrava ulteriormente la posizione dei vertici dirigenziali interisti. E’ infatti difficile immaginare che Oriali abbia sborsato, di tasca sua e di sua iniziativa, 80 mila dollari:

l’inesistenza nei libri contabili della Società di un pagamento di tale importo potrebbe significare che alla liquidazione del compenso si sia provveduto in forma non ufficiale, cosa che costituirebbe un ulteriore indizio di responsabilità a carico dei referenti di Oriali. Il quadro accusarorio è quanto mai chiaro. Ci sono tutti gli estremi per un coinvolgimento diretto dell’Inter, a meno che non si considerino i suoi dirigenti incapaci di intendere e di volere. La Disciplinare, invece, non se la sente di affibbiare tale responsabilità all’Inter (=gravi sanzioni) e la sentenza, da una riga all’altra, cambia completamente registro, assolvendo miracolosamente Ghelfi:
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Gli allora padroni del calcio: "Cesare Geronzi presidente di Banca Capitalia e detentore del 49% della Roma, e' Franco Carraro Presidente di Banca Medio Credito (mcc) e Presidente FIGC, con Tronchetti Provera: secondo maggiore azionista  e Sponsor dell' "internazionale fc", oltre che azionista di Banca Medio Credito dei su citati "geronzi & carraro".
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17 Febbraio 2017 - Lex Procuratore federale della Figc Carlo Porceddu: "Revocare lo scudetto del 2005/2006 alla Juventus e assegnarlo all'Inter fu un errore gravissimo".
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L'avvocato Carlo Porceddu, Procuratore federale della Figc dal 1998 al 2001, ora vice presidente della Corte d'Appello federale, non usa giri di parole per dire la sua su una delle pagine più controverse della storia recente del calcio italiano.

L'analisi di uno dei giudici sportivi italiani più esperti e apprezzati, in procinto di essere nominato da Tavecchio "Dirigente benemerito" della Figc, la massima onoreficenza federale, ha come bersaglio soprattutto l'ex commissario straordinario della Figc Guido Rossi e l'Inter, che ancora oggi rivendica quel titolo assegnato a tavolino come "il più bello".

"L'inchiesta dove si poteva fare certamente di più è Moggiopoli - dice Porceddu ripercorrendo le tappe della sua lunga carriera, culminata appunto nella nomina a Dirigente benemerito -, tanto è vero che noi come Corte federale abbiamo limitato la sanzione alla Juventus non revocando un titolo di Campione d'Italia (del 2005/06 ndr) perché non c'erano elementi sufficienti, infatti quell'aspetto era stato tralasciato. Poi il commissario straordinario delle Federazione di quel periodo (Guido Rossi ndr) aveva nominato un gruppo di amici suoi, uno dei quali era stato anche nel consiglio di amministrazione dell'Inter, ed è stato revocato alla Juventus e assegnato all'Inter. Quello è stato un errore gravissimo a mio avviso".

Un episodio i cui strascichi sono ancora vivi: dopo che la posizione dell'Inter fu archiviata per prescrizione (le intercettazioni che documentavano i rapporti tra la società nerazzurra e la classe arbitrale vennero fuori infatti dopo anni), la Juventus ha fatto causa alla Figc chiedendo 400 milioni di euro di danni e la revoca di quello scudetto assegnato per "meriti morali" agli odiati rivali.

Causa sulla quale proprio oggi è intervenuto il presidente della Figc Tavecchio: "La Juve non si arrende e continua a chiedere i danni alla Figc per Calciopoli? La Federcalcio era disponibile a trattare per trovare un accordo - sono state le sue parole -. Loro però hanno deciso di andare avanti. In ogni caso decidere sulle azioni di rivalsa non spetta a me, ma al Consiglio Federale".

Nell'intervista Porceddu parla anche dell'inchiesta sul calcio scommesse degli anni '80 e dello scandalo passaportopoli (che coinvolse tra gli altri Recoba dell'Inter e Veron della Lazio), dicendo di
 aver subito "pressioni da destra da manca dall'alto e dal .basso"
https://www.youtube.com/watch?v=B8q8PFGNfwk
https://www.youtube.com/watch?v=mltHzBxvYs4
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Il Farabutto, agiva a danno della Juve, e a favorire le sue squadre e quelle degli amjici!
Carraro: “Le dico mi raccomando... Se c'è un dubbio, per carità, che, che, che, che il dubbio non sia a favore della Juventus dopo di che succede... Gli dà quel rigore lì!?”.
Bergamo: 'No, no, ma non è il rigore, purtroppo ha sbagliato l'assistente'.

Carraro: 'Mo’ la cosa grave è il rigore? Guardi là... Il sintomo... Il sintomo... Che, che, che io evidentemente sono una persona che non conta un cazzo... Che non conta un cazzo...'. Bergamo: “Nooo”.

Carraro: 'Però, però, stia attento Bergamo. Stiate attenti perché io sono stufo, sono molto stufo! Il sintomo che non conto un cazzo è che si dà un rigore che comunque è al limite dell'area! Allora quando un arbitro dà un rigore al limite dell'area, vuol dire che gli scappa che la Juventus voglia... Debba vincere la partita!'.
Bergamo: “Ehh, questo uhhehh Racalbuto era preparato a non... A fare il contrario sul campo”.

Carraro: 'E beh, è evidente allora... Allora guardi'. Bergamo: 'Sul campo'. Carraro: 'O lei mi dice le bugie a me! opp... No guardi... Guardi Bergamo... o lei non conta un c... Carraro: 'Comunque io, eh, guardi, Bergamo io... Io... Sono una persona ehhe che, ehh, detesta essere presa in giro! Proprio detesta essere presa in giro. Io mi vergogno di essere presidente della Federcalcio! Però non intendo stare a guardare lì come un cretino! Io mi vendico! E' chiaro?'. Bergamo: 'Sì sì, lei può fare tutto quello che vuole! Io so...'.

Carraro: 'Ma no'.
Bergamo: 'Io so quello che faccio e so quello che dico e non è assolutamente quello che dice lei! E può dire quello che vuole, ha capito? Non è assolutamente quello che dice lei'.

Carraro: 'Ma guardi'.
Bergamo: 'E non creda di intimidirmi in nessuna maniera.

Carraro: Quello che dice lei non è vero assolutamente! Ha capito!?'.
Bergamo: 'Non è un problema, ma quello che dice lei sono delle gran stronzate, ha capito?'.

Carraro: 'In questo momento mi vergogno di essere il presidente della Federcalcio perciò la responsabilità è mia! Che ho scelto lei e che ho scelto Pairetto!'.
Bergamo: 'Io me ne vado a testa alta'.

Carraro: 'Lei se ne andrà a testa alta? Lei se ne andrà'.
Bergamo: 'Sissignore'.

Carraro: 'Sì, certo, ma sa nella vita... Nella vita...'.
Bergamo: 'Tutto l'ambiente sa che ha contattato Collina per prenderlo... Non ha fatto un figurone, mi creda'.

Carraro: 'Lei è una persona maleducata perché dice le parolacce mentre io non le dico... E se non è in condizione di andare avanti si dimetta oggi'.
Bergamo: 'Nemmeno per idea! Io so di fare il mio dovere e lo faccio fino in fondo'.

Da questa telefonata si deduce in maniera lapalissiana quale fosse l’indirizzo, che la Figc (nella persona di Carraro, ora assolto dalle Intoccabili Toghe Massoni
I SICARI DELLA LOGGIA CSM
anche nel processo penale in cui Moggi e altri 23 imputati sono invece, ovviamente, stati rinviati a giudizio) intendesse dare agli arbitraggi: sfavorire la Juventus, e magari, dare una mano alle sue amate squadre romane, specificatamente la Lazio, sull'orlo del tracollo finanziario!

Com’è stato possibile tutto ciò? Com’è stato possibile il verificarsi, in Italia, di un’aberrazione assoluta come Calciopoli? Questo, se avrò tempo, proverò a spiegarlo in un’altra occasione. Intanto posso rinnovare l’invito a documentarsi sull’ottimo sito http://www.ju29ro.com e suggerire alcuni significativi spunti di riflessione: Guido Rossi è attualmente consulente della Fiat.
Gli attori del Bratto della Juventus con il Ricattatore dei 100 000 Dossier
Ecco gli infami mettere in atto la congiura!
A proCesso concluso, il maestro e l'allievo, sorridenti verso l'Isola Madre a festeggiare!

sabato, novembre 05, 2016

ITALIA OSTAGGIO DEI POTERI DELLA CUPOLA-RCS: "DOVE SI NASCE INTERISTI"(cit flavio biondi-presidente rcsSport) PIOVRA MALEFICA, I CUI TENTACOLI PIU' POTENTI: "CORRIERE DELLA SERA & GAZZETTA DELLO SPORT" SONO L'ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA, PER FUORVIARE L'ATTENZIONE DALLO SPOLPAMENTO DELLE RISORSE DELLO STATO E', DEI BENI E POTERI DI FAMIGLIE STORICHE, TRA LE QUALI: AGNELLI & CARACCIOLO DI TORINO, ED I BRACCI ARMATI SPARSI PER L'ITALA, NEI CLUB FINESTRE DELLA CUPOLA: "BILDERBERG GROUP", CHE RACCOLGONO IL FIOR FIORE DEL CAPITALISMO MASSONE, SICARI DEI POTERI OCCULTI. IL CIRCOLO CANOTTIERI ANIENI DELLA CAPITALE, PER ESEMPIO!

INCHIESTA L'ESPRESSO: CHI E' GIOVANNI MALAGÒ
MALAGÒPOLI, L'INCREDIBILE RETE DI POTEREDI GIOVANNI MALAGÒ 

Un Groviglio di Relazioni Formidabile, nato in un Circolo Romano. È la base del Potere del Presidente del Coni. Che sulle Olimpiadi interrompe la candidatura ma crede ancora nella caduta della Raggi. (11 ottobre 2016)

Se le relazioni si potessero quotare in Borsa, la Giovanni Malagò spa sarebbe di gran lunga la public company più capitalizzata del listino italiano. L’allievo Giovanni ha superato il maestro Gianni Letta, gran tessitore di politica e socio fra mille - sono circa duemila in verità - del circolo. Tutto iniziò nel 1997 quando il figlio di Vincenzo Malagò, concessionario di auto di lusso, divenne presidente del Canottieri Aniene nello splendore dei suoi 38 anni. Già allora era stato ribattezzato Megalò da Susanna Agnelli, madre di Lupo Rattazzi, il socio principale di Malagò. L’autrice di "Vestivamo alla marinara" non sapeva quanto aveva ragione.

All’Aniene, nome di un affluente del Tevere, sono affluiti tutti quelli che contano e che una volta erano elencati alla rubrica "generone romano". Ma l’Aniene, circolo "men only" nella tradizione britannica salvo le donne ammesse per meriti sportivi, ha sfondato da anni il confine claustrofobico del Raccordo Anulare per accogliere da ogni parte di Italia gli oligarchi di buona volontà, anche grazie agli accordi di reciprocità cioè ai patti federativi con altri circoli prestigiosi come il Tennis Club Bonacossa di Milano, La Mandria, il circolo degli Agnelli a Torino, o lo Yacht Club di Montecarlo, presieduto da Alberto di Monaco.

Il 2017 può essere l’anno dell’apoteosi in tre atti per Giovannino e per la Megalòpoli che gli ruota intorno. Fra pochi mesi cadranno i vent’anni della presidenza dell’Aniene, anche se lui ha annunciato che non si ricandiderà dopo lo choc del canottiere dell’Aniene Niccolò Mornati, positivo al doping prima di Rio. In maggio ci saranno le elezioni per la presidenza del Coni, poltrona conquistata dall’outsider Malagò nel febbraio 2013 e saldamente nella sua disponibilità anche per il quadriennio che si concluderà dopo i Giochi di Tokyo 2020. Ma il passaggio chiave è il 3 febbraio, appuntamento decisivo per la candidatura di Roma 2024 con la presentazione della fase tre del progetto al Comitato olimpico internazionale (Cio).

La fase 2 è stata presentata il 7 ottobre. L'11 ottobre Malagò ha annunciato l'interruzione della candidatura di Roma. Ma potrebbe essere una mossa tattica in attesa delle disgrazie del nemico.

Pensare che Malagò si ritiri dalla corsa contro Los Angeles, Parigi e Budapest perché lo vuole un sindaco a rischio di commissariamento per dissesto finanziario, nel caso Virginia Raggi, significa sottovalutare l’ambizione dell’uomo.

Nella settimana appena passata, Malagò si è unito in Vaticano sotto l’egida di "Sport e Pace" con papa Francesco, con il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e con l’amico Thomas Bach, presidente del Cio pronto a tutto pur di tenere in piedi la candidatura di Roma in uno dei momenti peggiori della storia dei Giochi.
Tokyo ha annunciato uno sforamento di budget a 30 miliardi di dollari per le Olimpiadi del 2020. Il numero uno dei comitati olimpici europei, l’irlandese Patrick Hickey, è stato arrestato per bagarinaggio a Rio il 18 agosto. In lizza per il 2024 potrebbe esserci un Dreamteam di leader politici formato da Donald Trump (Los Angeles), Marine Le Pen (Parigi) e Viktor Orbán (Budapest), tutti assertori delle muraglie anti-immigrati.

Roma, anche nella versione attuale romafaschifo.it, sarebbe in vantaggio come male minore. C’è da scommettere che Malagò se la giocherà fino in fondo, qualunque cosa dichiari pubblicamente, comunque vadano le cose nella giunta grillina. Fan ricambiato di Malagò, il premier Matteo Renzi non intende rinunciare a un’avventura sfuggita di mano persino ai giapponesi.

Roma 2024 è stata stimata a 5,3 miliardi di euro. Dal conto mancano le infrastrutture, pari almeno al doppio. Se alla somma si applica il coefficiente medio elaborato da The Oxford Olympics Study (156 per cento di aumento dalle previsioni ai costi finali) si va molto vicino alle cifre di Tokyo e dunque oltre i record attuali di Londra 2012 (15 miliardi di dollari) e dei giochi invernali di Sochi (22 miliardi di dollari). Cifre improponibili per l’Italia, salvo che nella infinita campagna elettorale che ha resuscitato anche il Ponte sullo Stretto.

 CHI REMA PER GIOVANNI
I più importanti coci del circolo Canottieri Aniene divisi per categorie 
COSTRUZIONI E IMMOBILIARI
Franco Caltagirone
Leonardo Caltagirone
Paolo Bruno
Massimo Caputi
Giuseppe Statuto
Pierluigi e Claudio Toti
Valter Mainetti 
Pietro Salini
Duccio Astaldi 
Carlo Toto
Luca Parnasi 
Francesco Bellavista Caltagirone 

Il sistema Coni
Il sistema Malagò è basato su due poli in contraddizione. Bisogna competere, dunque fare gare. Ma bisogna anche riconoscere i valori dell’amicizia, dunque lavorare fra amici senza bisogno di gare.

In quattro anni al Coni, il presidente dell’Aniene si è assicurato il controllo totale di una macchina che ogni anno gestisce oltre 400 milioni di denaro statale (412,9 milioni nel 2016), girato in maggioranza alle federazioni (231,7 milioni di euro nel 2016). Il braccio operativo dell’ente pubblico è una spa, Coni Servizi, guidata da un tandem di fedelissimi. Il presidente è Franco Chimenti, 77 anni, proprietario della Lazio pre-Cragnotti e numero uno della Federgolf, anienista e malaghista ante marcia. L’amministratore delegato è il commercialista milanese Alberto Miglietta, a capo della federazione nazionale badminton, non proprio una potenza fra gli sport italiani. Miglietta è diventato il braccio operativo della spa olimpica in sostituzione dell’ex direttore generale Michele Uva, spostato in Federcalcio nel settembre 2014 senza troppo dispiacere da parte del presidente del Coni.

Nel settore emergenti c’è Francesco Soro, avvocato classe 1970 proveniente dallo studio D’Elia e rampante capo di gabinetto di Malagò. Soro è presidente di Sportcast che gestisce il canale Supertennis ed è una controllata della Fit di Angelo Binaghi, ex nemico acerrimo di Malagò. La riconciliazione fra i due si è celebrata intorno al piatto ricchissimo degli Internazionali d’Italia, sponsorizzati dalla Bnl dell’anienista Luigi Abete e gestiti dalla società sportiva dilettantistica Parco Sportivo Foro Italico, controllata da Coni Servizi. In prospettiva c’è l’affare immobiliare legato al nuovo stadio del tennis, che Binaghi chiede a gran voce e che potrebbe finire a Tor Vergata con o senza Olimpiadi.

Coni Servizi è anche il contenitore del Comitato Roma 2024, presieduto da Luca di Montezemolo e coordinato dall’ex fiorettista Diana Bianchedi. Roma 2024 è definito "unità operativa" sottoposta direttamente all’ad Miglietta. Le spese del Comitato sono inserite in modo piuttosto confuso fra decine di appalti di Coni Servizi. Da quello che risulta nei documenti pubblicati, a fronte di uno stanziamento complessivo statale di circa 10 milioni per il 2016-2017, nel 2015-2016 Roma 2024 è costata 590 mila euro per la ristrutturazione della sede, l’aula bunker del Foro Italico. La consulenza per il piano trasporti è costata 110 mila euro, pagati alla Steer Davies & Gleave, società inglese con filiale a Bologna. Altri 200 mila euro sono andati alla Wilson Owens Owens che ha collaborato al dossier di candidatura. Per il "video emozionale" a servizio del lancio del logo sono stati pagati 187 mila euro alla società Unica. Cifre molto lontane da quelle usate da Malagò e Raggi per accusarsi reciprocamente di danno erariale.

Sul fronte della diplomazia, Malagò ha un tridente di vecchie volpi da schierare. Montezemolo agisce sui rapporti con sponsor e industria. Per le questioni legate ai membri del Cio, giocano gli anienisti Franco Carraro e Mario Pescante. Avversari? Nulla da segnalare, tanto che le prossime elezioni potrebbero vedere Malagò candidato unico. L’unico nemico del supertifoso romanista Malagò resta il laziale Paolo Barelli, da poco rinnovato alla guida della Federnuoto con maggioranza bulgara (83 per cento).

L’inimicizia è nata nel 2009 quando per la presidenza del Coni erano in corsa l’uscente Gianni Petrucci, Barelli e il golfista Chimenti. Barelli, dopo tre legislature da parlamentare berlusconiano, riteneva di avere l’appoggio del governo. Sbagliato.
L'inchino di Giovanni Malagò al Boss Gianni Letta
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L’anienista Letta e il presidente dell’Aniene Malagò, affiliato alla Federnuoto, intervennero in favore di Petrucci che vinse e nominò Giovannino nella giunta del Coni. Quattro anni dopo, quando Petrucci non poteva più essere eletto per raggiunto limite di mandati, il favorito era il braccio destro di Petrucci, Lello Pagnozzi.
Stavolta Letta puntò su Malagò, che vinse a sorpresa e, fra le prime cose, denunciò alla Procura di Roma Barelli per truffa nell’amministrazione dei fondi federali iniziando una guerra che, nonostante le archiviazioni dei giudici, non è ancora finita.
Oggi Petrucci, uscito dalla porta del Coni per rientrare dalla finestra come presidente della federazione basket, è uno dei sostenitori maggiori di Malagò.
Il sistema Aniene
Molto prima che Malagò diventasse presidente del Comitato olimpico nazionale, il suo circolo era diventato una Hall of fame che ha surclassato club di tradizione come l’Antico tiro a volo. Finanzieri, banchieri, imprenditori, politici desiderosi di stare insieme fra uguali chiacchierano di quisquilie o di affari sotto l’egida dello "spirito Aniene". Intra moenia, nei locali della clubhouse, nella chiatta inaugurata questa estate per le cene sul fiume, nel prato vigilato dalle oche capitoline, ci si dà del tu come ai tempi degli antichi romani, in una sorta di egualitarismo fra ottimati. Lo sfottò è di prammatica.

Quando ha debuttato Luca Cordero di Montezemolo, dai compagni sauna gli fu chiesto come volesse essere chiamato, se Luca oppure Cordero oppure Montezemolo oppure, meglio ancora, Di. Chi ha il cognome che rima con quello dei fratelli Angelucci (Giampaolo, Alessandro e Andrea) è classificato nel gruppo degli "ucci".

Può suonare divertente oppure no ma la forza, anzi, lo "spirito Aniene" sta nell’abbinata fra cazzeggio e attenzione estrema alla sostanza degli affari.

Nessuna legge vieta di trovarsi negli spogliatoi a parlare di Olimpiadi e affari immobiliari, piuttosto che dell’ultimo derby Roma-Lazio. La quota di costruttori e immobiliaristi iscritti al circolo è la componente dominante, come lo è per il settore imprenditoriale a Roma: i Caltagirone, i Toti, Massimo Caputi, Pietro Salini, Duccio Astaldi e Paolo Bruno. Nel circuito delle alleanze può capitare di passare per fasi di contrasto, come quella che divide gli anienisti Luca Parnasi e Francesco Gaetano Caltagirone, molto poco presente al circolo, sul nuovo stadio della Roma . E Giancarlo Abete, fratello minore del presidente Bnl Luigi, è in freddo con Malagò per questioni di politica sportiva.

Molto bipartisan è il settore parlamentare, in equilibrio di forze fra centrosinistra e centrodestra. L’idea è di essere sempre filogovernativi, come la vecchia Fiat di Gianni Agnelli. Con Letta al governo, l’Aniene era lettiano. Con Renzi, l’anienista Salini promette di lasciare l’Italia (non il circolo) se al referendum vincerà il no.

Tra gli imprenditori affiorano outsider come il veneto Alessandro Benetton e il milanese Marco Tronchetti Provera. Il circolo in se stesso è un’impresa, con una mole di ricavi da attività sociali piuttosto robusta, nell’ordine degli 8 milioni di euro all’anno ai quali vanno aggiunti oltre 5 milioni di euro prodotti dagli impianti dell’Acquaniene, che contano oltre 4 mila iscritti e sono aperti ai "profani".
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Nuovo stadio della Roma, i soldi 
non ci sono più
Da quanto risulta a l'Espresso, i fondi 
israleani che avrebberofinanziato la 
costruzione dell'impianto si sarebbero 
 ritirati. E ora, come per inter e milan, 
potrebbero farsi vivi dei gruppi cinesi
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Gli investimenti privati
Noto tombeur de femmes, Malagò è quello che una volta si chiamava un buon partito. Negli anni ha occupato poltrone in società molto eterogenee. È stato amministratore di Air One dell’anienista 
Carlo Toto, di Unicredit, a lungo azionista di riferimento dell’amata As Roma. Ha amministrato la fanzine snob giallorossa "Il Romanista" e la Virtus Roma Basket, di proprietà dei fratelli Toti, anienisti, e molto amata dall’ex sindaco di Roma Walter Veltroni, uno dei due soli soci ammessi al circolo senza periodo di prova e per chiari meriti concessori verso l’Aniene insieme all’allora governatore del Lazio Piero Marrazzo. 

L’attività di famiglia resta concentrata nel gruppo Samofin e nella controllata Samocar, che sfoggia Ferrari e altre auto di lusso dalle vetrine di via Pinciana, davanti a Villa Borghese. È lì che nasce il rapporto con la famiglia Agnelli, la simpatia dell’Avvocato verso Giovannino e il legame con Montezemolo, amico di Cristiano Rattazzi, il fratello maggiore di Lupo che diventerà il principale socio di Malagò.

I ricavi annuali della Samocar sono di poco inferiori ai 40 milioni di euro e l’amicizia con l’allora presidente della Ferrari, oltre che del Comitato Roma 2024, è stata una chiave nel successo della concessionaria quando si presentava qualche cliente che non aveva voglia di passare mesi in lista di prenotazione per l’ultima creatura di Maranello.

Oltre a Samocar, Malagò custodisce un portafoglio di partecipazioni molto ricco nella GL Investimenti, fifty fifty con l’amico Lupo Rattazzi. GL ha un patrimonio di circa 50 milioni di euro e utili aggregati nel triennio 2014-2016 per 30 milioni di euro. La quota di Giovannino sono 5 milioni l’anno, in gran parte ottenuti vendendo alla fine del 2014 per 9,3 milioni le azioni di Maire Tecnimont, società guidata da Fabrizio Di Amato, altro anienista e amico fraterno che aveva accolto Malagò nel consiglio di amministrazione della controllata Maire engineering. Amicizia a parte, l’unico legame societario fra i due è oggi l’Esperia Aviation, una compagnia di elitrasporto con sede all’aeroporto dell’Urbe.

La coppia GL (Giovanni e Lupo) ha mantenuto una lista di partecipazioni in stile salotto buono con una preferenza spiccata per l’energia (Acea, Iren, Terna, Eni, A2A) e la finanza (Azimut, Banca Generali). La partecipazione più rilevante, vicina al 2 per cento del capitale sociale, è quella in Finnat Euramerica, il gruppo di servizi bancari e finanziari, fondato da Giampietro Nattino e amministrato dai figli Arturo e Andrea, soci dell’Aniene.

Presso Finnat fiduciaria è intestato il capitale di molte imprese romane. Fra queste c'era il gruppo Sorgente, oggi passato sotto il controllo di Romafid e guidato dall’immobiliarista emergente Valter Mainetti. Anienista, inutile aggiungere.

Infine, Malagò è tra i fondatori dell’associazione Amici del Bambino Gesù, l’ospedale romano amministrato dal commercialista Gianluca Piredda, amministratore anche di Salini e del Bologna di Joey Saputo. Fissato di calcio come Malagò, Piredda è uno degli uomini in ascesa del Vaticano avendo preso il posto proprio di Giampietro Nattino come consultore della Prefettura affari economici della Santa Sede.
                                                 
Piredda è socio di Futbol 22, un’iniziativa mirata allo sviluppo delle scuole calcio estesa da Malagò a molti altri anienisti. Non si fa qui l’elenco completo. Sarebbe troppo lungo. In fondo, è solo un mattone della furia relazionale che regna in Malagòpoli. 
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FUSSE CHE FUSSE.....


martedì, ottobre 25, 2016

JUVENTUS - 25 OTTOBRE 2016 - ASSEMBLEA AZIONISTI - CON DISCORSO DEL PRESIDENTE ANDREA AGNELLI


Il discorso del Presidente Agnelli agli azionisti

discorso integrale del presidente bianconero Andrea Agnelli agli azionisti:
Gentili Azionisti, buongiorno.
In una giornata come quella di oggi, in cui approviamo i dati relativi al 2015-2016, non ci vogliamo nascondere. Siamo estremamente orgogliosi di quanto abbiamo fatto: davanti al podio ci sono le cinque Coppe degli Scudetti che abbiamo conquistato in questi anni e che ci hanno permesso di scrivere una pagina importante della storia ultracentenaria della Juventus.
Un pensiero va a quei giocatori che sono scesi in campo, con la voglia e con la determinazione di vincere per cinque anni consecutivi: parlo del Capitano Gianluigi Buffon, di Chiellini, di Marchisio, di Barzagli, di Bonucci, di Padoin, di Lichtsteiner e di Caceres, gli otto giocatori che hanno conquistato questi cinque Scudetti.
Un pensiero va anche e soprattutto all’Area Tecnica e all’Area Sportiva, all’Amministratore Delegato Giuseppe Marotta, al Vicepresidente Pavel Nedved e al nostro Direttore Sportivo, che vive un po’ nell’ombra ma è sicuramente molto efficace, Fabio Paratici.
Da parte mia un ringraziamento va anche a tutte le donne e a tutti gli uomini della Juventus che erano qui nel maggio del 2010 e hanno vissuto quel primo anno così difficile, per poi gioire in quelli successivi, e anche a tutte le donne e gli uomini che ci hanno raggiunto negli ultimi cinque anni e che ci hanno aiutato a raggiungere questi straordinari risultati. Un applauso va soprattutto alla gente che lavora nell’ombra, ma che è determinante per raggiungere i nostri risultati.
La Juventus ha una missione, vivere per il successo, e le Coppe qui davanti una volta di più lo testimoniano; credo che la cosa più importante non sia vivere dei successi conseguiti, ma viver per il prossimo, il più bello e più difficile da raggiungere.
Ma quali sono le sfide che abbiamo davanti a noi per raggiungere i prossimi successi?
Credo che il calcio abbia l'enorme privilegio di vivere un continuo sviluppo. Ci sono alcuni macro-dati che devono far riflettere; il calcio professionistico europeo negli ultimi quattro anni ha avuto una crescita del +25%, contro un GDP europeo dello 0,7%.

Altri dati sono utili per capire il contesto in cui viviamo e penso al mercato dei diritti televisivi. In Premier League hanno avuto un incremento del 71%; nella Liga spagnola, un incremento del 50% cumulativo e il 25% anno su anno; la Bundesliga è uscita in questo momento con un risultato di +83%.
Se prendiamo le principali sponsorizzazioni, il Main sponsor sulla maglia e il Technical sponsor, i numeri aggregati ci dicono che a rinnovo i principali Club europei hanno avuto mediamente,un incremento del 75% per quanto riguarda il Jersey sponsor e un incremento medio dello sponsor tecnico del 75%.
Sono numeri incredibili che ci danno però l'idea di quanta sia la passione che ruota intorno al calcio. In questo contesto macroeconomico vanno fatte un paio di riflessioni, relative a due fenomeni che stiamo vivendo , a est e a ovest dell’Europa.
A est non possiamo che parlare della Cina, che ha deciso prepotentemente di investire nel calcio, sia a livello domestico che internazionale. Se pensiamo al livello domestico, notiamo che il calcio è entrato in tutte le scuole e l'obiettivo della Cina è qualificarsi ai Mondiali, ospitarli e vincerli.
I cinesi hanno individuato nel calcio uno strumento per la crescita del loro Paese. Ci sono poi gli investimenti che stanno compiendo soprattutto a livello europeo e internazionale (pensiamo a Wanda e Infront, la principale agenzia mondiale), e gli investimenti diretti, di maggioranza o di minoranza, all'interno di alcuni dei principali brand europei, come il Manchester City, l'Atletico Madrid, l'Inter, l'Olympique Lyonnais o il Milan.
Guardando a ovest, come abbiamo sempre fatto con attenzione negli anni, i numeri che oggi la MLS americana sta sviluppando, devono fare riflettere: oggi i diritti televisivi dell'MLS valgono circa 600 milioni di dollari all'anno. Una cifra che inizia ad essere paragonabile ad alcune delle principali leghe europee.
In Europa invece, il fenomeno che dobbiamo notare è la progressiva polarizzazione che si sta formando all'interno dei principali Club europei.
Vi fornisco dati del 2014/15, che ci sono stati consegnati dall'Uefa in occasione di uno degli incontri sul Financial Fairplay: abbiamo in questo momento 8 Club che fatturano più di 400 milioni; due Club che fatturano tra i 3 e i 400 milioni, e siamo noi il Liverpool; quattro che fatturano tra i 200 e i 300 milioni e dieci che fatturano dai 150 ai 200 milioni.
I principali Club stanno prendendo il largo sempre di più e noi siamo lì, un po' nella terra di nessuno, a metà strada tra “l’ultimo vagone di prima classe” o “il primo vagone di seconda classe”. C’è effettivamente un rischio per la Juventus in questo momento: quello di essere intrappolati nel mezzo.
Se pensiamo ai principali club che dominano questa classifica, il Real Madrid e il Barcellona, hanno recentemente annunciato un investimento complessivo, di un miliardo di euro per il Bernabeu e il Camp Nou.
Ecco, questo è il contesto in cui viviamo e dove ci troviamo in questo momento. Credo sia utile fare una riflessione sul percorso degli ultimi cinque anni e su come ci siamo strutturati.
I dati sono significativi dello sforzo della Società. Penso al primo anno della mia presidenza e ai dati di bilancio che vi chiederemo di approvare tra qualche minuto. I ricavi totali sono passati da 172 milioni ai 388 che vi presentiamo oggi; l'Ebitda operativo, ovvero al netto delle plusvalenze, è passato da meno 26 milioni a più 52 milioni; e il risultato netto, da meno 95 milioni a 4 milioni di utile (con i 2 milioni di utile dell'anno prossimo). Quindi la Società ha avuto una crescita significativa che ci ha permesso e ci permette tutt'oggi di ambire a vincere tutte le competizioni alle quali partecipiamo e di avere una rosa di prim'ordine.
La mia visione sulla gestione di una squadra professionistica di alto livello non è cambiata: da un lato c'è la parte sportiva, che è assolutamente prioritaria. I risultati sportivi sono anche figli di una programmazione ambiziosa. Quando siamo entrati in Champions League qualche anno fa lo abbiamo fatto in punta di piedi, sicuramente la determinazione e la consapevolezza di oggi sono diverse rispetto a quelle di quattro o cinque anni fa e i risultati lo testimoniano. La finale con il Barcellona di due anni fa o gli ottavi di finale con il Bayern dell'anno scorso sono un'ulteriore dimostrazione della consapevolezza a livello europeo della squadra. Tra l'altro Juventus-Bayern e Bayern-Juventus sono state, dopo la finale di Champions League, le partite più viste in Cina.
Da un punto di vista dei ricavi la struttura che abbiamo impostato oggi è solida e ha degli obiettivi molto precisi nello sviluppo delle tre aree: Global Partnership e Corporate Revenues, Brand Retail and Licensing, Digital Marketing & Cost e CRM, affidate rispettivamente a Giorgio Ricci, Silvio Vigato e Federico Palomba.
Inoltre l'area servizi, guidata da Aldo Mazzia, vanta professionisti di primo livello, che operano affinché la prima squadra possa svolgere al massimo il suo lavoro e l'area dei ricavi abbia tutto il sostegno necessario. Penso quindi alle Risorse Umane, penso alla I.T., penso alla Funzione Acquisti, penso a Finance e penso a Real Estate, che oggi è impegnata in un progetto estremamente importante: il J|Village, dove dal primo luglio dell'anno prossimo si sposteranno la sede e il centro di allenamento della Prima Squadra e che oggi si associa a agli sviluppi recenti del J|Museum, del J|Medical e del J|College. Ecco come siamo strutturati per le sfide del domani. Ma quali sono queste sfide?
Per la Juventus sono chiaramente continuare a vincere e continuare a eccellere, sia in Italia che in Europa. Da questo punto di vista è importante è avere ben presenti i nostri termini di paragone, i nostri benchmark, ovvero i Club della Premier League,della Liga e della Bundesliga. Penso alla Premier League, che ha saputo sviluppare un marchio straordinario e vede, nelle sue fila, club che oggi hanno sulla maglia sponsor che neanche operano sul territorio europeo, tanta è la visibilità della Premier sui mercati asiatici e sui mercati globali.
Quando penso alla Spagna penso a due dei principali brand al mondo, il Real Madrid e il Barcellona, ma penso anche alla tutela di cui questi due club hanno goduto, sia da parte istituzioni politiche, che da parte delle istituzioni sportive. Nel passaggio dai diritti soggettivi a quelli collettivi, i valori dei ricavi delle due società, per regolamento, sono stati rimasti invariati.
Quando noi siamo passati dal soggettivo al collettivo, non solo la Juventus, ma anche il Milan e l'Inter, hanno lasciato per strada risorse economiche.
Quando penso alla Germania, penso al Bayern Monaco e penso alla Bavaria: spesso mi avete sentito dire quanto sia importante avere alle spalle una regione che investe sulle proprie eccellenze. Ecco, il Bayern può effettivamente godere di questa regione: una regione forte con un GDP pro capite di 37 mila euro, una disoccupazione bassissima, sede delle principali multinazionali tedesche che investono nel club (addirittura alcune di esse sono nel suo azionariato). Quando guardo l'Italia penso a grandi realtà, ENEL, ENI, che neanche investono nel calcio.
Ci sono poi due marchi il PSG e il Manchester City, che hanno avuto una crescita molto rapida negli ultimi anni, dovuta anche a una serie di accordi con i rispettivi Paesi di origine dei loro azionisti. Si tratta però di due Club estremamente ben gestiti, sia da un punto di vista sportivo che da un punto di vista commerciale, e che oggi sono delle realtà reali con le quali dobbiamo competere.
Questi i nostri benchmark, lo erano quattro o cinque anni fa e lo sono tutt'oggi.
Il lavoro di questi anni è stato importante da parte degli uomini della Juventus e ha permesso di creare leve aziendali che iniziano a dare frutti. Penso all'individuazione di nuovi mercati e di nuovi target. Oggi come oggi i due mercati principali strategici sono la Cina da un lato e l'America. 
Sulla Cina abbiamo operato in maniera continua e costante a partire dalla Supercoppa di Shanghai dell'anno scorso: vi abbiamo portato le nostre Legends a giocare una partita, l'abbiamo inserita nel nostro tour estivo, abbiamo sviluppato accordi con i digital locali e con TMall. Alcuni frutti sono già visibili nel bilancio di quest'anno, e dovrebbero essere ancora più evidenti in quello del prossimo anno.
Altrettanto importante è l'individuazione di nuovi target e non solo il tifoso classico. Penso ai millennials, penso alle donne, penso alle famiglie e penso ai bambini. L'accordo con Chicco di questi giorni è estremamente importante e ha visto una delle più grandi aziende di prodotti per bambini associarsi a un brand calcistico: qualcosa di assolutamente inimmaginabile fino a qualche tempo fa.
Penso alla figura di Jay, che promuove il nostro marchio verso i bambini. Jay è un esercizio di grandissimo successo e domani, inaugurerà, insieme a Paulo Dybala, la sua casa di 60 metri quadri nel Settore Est dello stadio.
Queste attività sono realtà estremamente importanti nello sviluppo e nella crescita del brand.
Penso all’attività digitale e all’accordo che è stato recentemente firmato per la creazione di Dugout insieme ad alcuni dei principali club europei. Dugout è una piattaforma di contenuti esclusivi “behind the scenes”, dietro le quinte, che partirà a inizio di novembre. Per la prima volta abbiamo assistito una vera ed effettiva cooperazione tra i principali club europei per riunirsi in un esercizio commerciale congiunto che ci vede partner a tutti gli effetti, in quanto l’equity della Società è stato diviso tra i club.
La parte di Retail e License sta incominciando a sviluppare numeri importanti, così come le Academies che vengono lanciate sia in Italia che all’estero, con finalità tattiche che strategiche.
Il piano che abbiamo già incominciato a elaborare all’interno della Società per il prossimo quadriennio ha delle potenzialità significative e mi fa pensare con fiducia che nei prossimi due o tre anni la Juventus manterrà una posizione di competitività sia nazionale che internazionale.
Tutto questo per quanto riguarda la parte dei ricavi diretti. Ma la Juventus vive anche di una fortissima parte di ricavi gestiti indirettamente, attraverso i diritti televisivi che vengono sviluppati dalla UEFA e dalla Serie A.
Nell’interesse di tutti è stato raggiunto un accordo tra la UEFA e i club che ha portato degli aspetti positivi e di crescita per la manifestazione, ma che lascia ancora diversi spunti riguardo le competizioni del futuro.
Alcuni dati sono estremamente significativi: il mondo ha circa 2,2 miliardi di appassionati di sport o di tifosi di sport; di questi, 1,6 miliardi sono appassionati di calcio e 150 milioni sono appassionati di football americano. I due principali eventi al mondo, con cadenza annuale, sono la finale di Champions League e il Superbowl dell’NFL. Quando guardiamo i dati di audience di quest’ultimo evento, vediamo che l’audience della finale di Champions League è di circa 180 milioni contro i 140 milioni di audience del Superbowl. Quello che deve fare riflettere però è che, a fronte di una supremazia sull’atto conclusivo delle due manifestazioni, oggi la Champions League fattura circa 2,4 miliardi di euro, mentre l’NFL circa 7 miliardi di dollari, circa 5 miliardi di euro: il doppio, a fronte di un evento conclusivo inferiore e a fronte di un bacino di utenza che è circa un decimo di quello del calcio.
A noi piace pensare che la Champions League abbia una dimensione globale, ma che quando ne analizziamo i dati vediamo che è ancora una manifestazione europea, sia per quanto riguarda la composizione del fatturato dei diritti della competizione stessa (il 75–80% sono europei e il restante 20% sono globali), sia per la fruibilità del prodotto stesso, che si gioca al martedì e al mercoledì sera alle 20.45, quando in America stanno lavorando o quando in Asia stanno dormendo.
L’accordo che è stato raggiunto con la UEFA ha quindi visto alcune modifiche, da un lato di governance, da un lato sulla competizione: siamo riusciti a splittare i kick off in due orari, alle 18.30 e alle 20.45, come da orario tradizionale; abbiamo una nuova distribuzione del fatturato che vede il market pool diminuire e vede l’inserimento di una quota per il ranking delle società; un’access list modificata che dà la priorità alle quattro principali federazioni ai primi quattro posti del ranking UEFA, qe che corrispondono ai Paesi che maggiormente investono nella competizione stessa.
Si tratta sicuramente di un cambiamento, ma altre riflessioni sono possibili.
Per quanto riguarda i diritti televisivi italiani, nell’ultimo ciclo i diritti della Serie A sono cresciuti solo del 20%; una cifra comunque significativa, ma che ci vede andare a una velocità ridotta rispetto ai principali campionati europei. La Liga, per esempio, sviluppa 3,6 volte i diritti internazionali italiani, che, ricordo, sono circa 170 milioni per un circa 600 milioni della Liga.
L’attenzione che questo campionato dà ai mercati globali è dimostrata dal “Classico” che verrà giocato a inizio dicembre con calcio d’inizio alle 16 e non alle tradizionali 22 spagnole. Questo farà si che la partita verrà vista sia da tutto il bacino americano, dalla costa est alla costa ovest, sia a tutta l’Asia.
Per quanto riguarda l’Italia, stiamo finalizzando le linee guida e probabilmente andremo sul mercato tra la primavera e l’estate. Sicuramente la Serie A in questo momento deve fare alcune riflessioni riguardo alla valorizzazione del prodotto, ma anche riguardo alla sua distribuzione. Se la Premier League è la prima della classe in questo momento lo deve anche alla distribuzione che ha avuto negli ultimi 20–25 anni, duranti i quali ci sono stati anche accordi di distribuzione gratuita, che hanno permesso di creare un bacino di utenza, monetizzato in un secondo momento in una maniera più che significativa. Tutto questo riguarda i nostri ricavi indiretti.
Abbiamo davanti a noi sfide estremamente interessanti e importanti.Potenzialmente siamo all’inizio di una nuova primavera, se analizzeremo e affronteremo le problematiche del calcio nella sua globalità.
Il sistema ha bisogno di stabilità. Qual è o quali sono le partite dal maggior valore economico? Il playoff della Championship, che qualifica una squadra in Premier League, permette di guadagnare a chi vince quella partita circa 150 milioni.
Lo stesso discorso vale anche per la nostra Serie B: chi vince lo spareggio del playoff della Serie B, accede ai diritti della Serie A, circa 35–40 milioni, come squadra neopromossa; l'eventuale retrocessione nell'anno successivo porta nelle casse altri 15-20 milioni, in base a una serie di parametri. Questo significa che il playoff della Serie B vale circa 50-60 milioni.
Le partite a maggior valore economico sono dunque potenzialmente quelle con la minor audience televisiva. Questa è un'incongruenza ed è anche il simbolo dell'instabilità del sistema e dell'incapacità da parte della quasi intera filiera dei club di investire responsabilmente. Tutti noi vogliamo proteggerci dal rischio sportivo: chi ambisce a vincere un campionato, chi a salire di categoria, chi a entrare in Europa League, o in Champions League... Non pensiamo solo ed esclusivamente all'Italia, all'Inghilterra o alla Spagna, ma anche al Belgio, all'Olanda e al Portogallo.
I Club che partecipano a queste leghe hanno ricavi sicuramente inferiori dai loro mercati domestici, e per loro partecipare o meno all'Europa League, non alla Champions League, porta dei significativi vantaggi nel conto economico delle società. Per tutelarci e raggiungere i risultati cui ambiamo, destiniamo spesso i maggiori investimenti ai calciatori, e questo non permette alle società di operare con la razionalità di un'impresa e di investire nei settori giovanili, nelle infrastrutture o in tutte quelle altre serie di attività o servizi che sarebbero funzionali alla crescita del valore patrimoniale. Questo è anche figlio di un financial fairplay, che vede tutta la sua attenzione sul conto economico e non sullo stato patrimoniale, quindi non sulla creazione del valore a medio e lungo periodo, ma sull'equilibrio del breve, anzi, brevissimo, termine.
Abbiamo quindi, sia a livello nazionale che a livello internazionale, straordinarie riflessioni da fare in questo momento. L'accordo raggiunto per la revisione del formato della Champions League ha portato con sé un accordo dell'ECA con la UEFA, che ha rivisto il Memorandum of understanding e ci vedrà attori a fianco della UEFA nella costituenda Club Competition AC per la cogestione delle due principali competizioni. Competizioni che verranno disegnate da due gruppi di lavoro che operano in seno al Club Competition Committee dell'UEFA nell'arco del 2017 e che dovranno definire il formato della Champions e dell'Europa League per il ciclo 2021-24.
L'UEFA oggi ha una nuova leadership in Aleksander Ceferin e il segretario generale Theodore Theodoridis, con i quali il dialogo è aperto, continuo, e costruttivo e alcuni dei temi cui sto facendo riferimento adesso sono già stati figli di alcune riflessioni in incontri personali avuti con loro.
E con loro mi sono permesso una riflessione: oggi come oggi le Federazioni, a che cosa dovrebbero ambire, visto che hanno un marchio come la Champions League in mano? Dal mio punto di vista dovrebbero ambire a farla diventare la principale manifestazione al mondo, per i ricavi commerciali, per audience globale e, ed è la parte più importante, per l'imprevedibilità del risultato sportivo.
Inoltre, visto che il calcio di domani è figlio della promozione del calcio che facciamo oggi, dobbiamo aspirare al fatto che ogni bambino, in ogni paese d'Europa, giochi a pallone. In questo momento ci sono Federazioni più “aggressive” verso il reclutamento dei bambini. Federazioni che si fanno avanti come portatrici di valori più sani del calcio: penso al rugby, che molti bambini stanno iniziando a giocare.
Riguardo all'Italia in questi anni ci siano state diverse riflessioni da parte mia su sulle necessità del nostro Paese: gli impianti sportivi, le seconde squadre, penso la riforma dei campionati, che ancora oggi è sull'agenda politica del Presidente federale. Mi fa piacere iniziare a leggere una serie di interviste di alcuni miei colleghi che incominciano a porre l'attenzione su questi temi. L'auspicio è di non essere non solo una voce fuori dal coro, ma invece mi auguro che il coro, cantando unito, possa effettivamente apportare queste riforme che sono fondamentali.
Per concludere: i club, sia in Europa che in Italia, devono intensificare il dialogo, non in quanto portatori di singoli interessi, ma in quanto leva e traino per tutto il calcio. Sono i club che generano l'interesse quotidiano da parte dei tifosi. Il calcio non si deve dimenticare, della sua attività base né di essere fondato su una piramide aperta, che regala ad ogni club il sogno di poter vincere ogni competizione. Questo sogno si nutre attraverso il principio della solidarietà, una parola che sta a cuore a chiunque opera nel calcio. Ma la solidarietà, ancorché fondamentale, non deve essere prioritaria, perché non deve diventare sostentamento. La priorità deve essere la capacità di visione e la capacità di innovare, sia in Italia che in Europa.
Non bisogna avere il timore di cambiare nell'interesse del calcio.
Grazie.







venerdì, settembre 23, 2016

I CORRUTTORI>(gli interisti)>CHE TUTTI E TUTTO CORROMPONO, ASSECONDATI E PROTETTI DAI LORO CANALI DI DISINFORMAZIONE-(giornali-tv-radio), E' MALGRADO LE EVIDENTISSIME PROVE DEI LORO DELITTI, ACCUSANO LA JUVENTUS DI CORROMPERE GLI ARBITRI! DOPO L"ULTIMO FURTO SULLA JUVENTUS DA UN'ALTRO DEGLI INFAMI SICARI IL 18 SETTEMBRE 2016

L'ANGELO DEL DIAVOLO, HA PORTATO LA CORRUZIONE NEL CALCIO, E' CREATO UNA DINASTIA
Ferruccio Mazzola: Le partite Truccate e gli "Arbitri Comprati", "Specie nelle Coppe".
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QUALIS PATER, TALIS FILIUS, 
CHE CON IL SICARIO DEI POTERI OCCULTI, HANNO CORROTTO ANCHE IL DIAVOLO!
INTERISTI VIL RAZZA DANNATA! LA PROVA? ECCOLA:

"inter" - JUVE, "l'infame-tagliavento" non convince  gli sfinteristi, perche' su 31 partite ce ne hanno vinte solo 20 - https://twitter.com/Mau_Romeo/status/776376432826146817 - ma ce ne hanno perso 10! Mentre  la Juventus, che a sentir loro ed i loro sicari: l'infame farabutto (tagliavento) ne sarebbe tifoso, la Juventus.
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I tifosi nerazzurri non hanno di certo esultato nel leggere le designazioni riguardanti la terza giornata di Serie A: Inter-Juve in mano a Paolo Tagliavento. Alcuni episodi non sono stati dimenticati, come quell’Inter-Sampdoria 0-0 del 2010 (https://www.youtube.com/watch?v=xwai7Q_87Og )con le espulsioni di Samuel e Cordoba cui Mourinho rispose con le manette, o il roboante 1-3 nerazzurro allo Juventus Stadium, macchiato da un goal della juve clamorosamente irregolare dopo soli 60 secondi. https://www.youtube.com/watch?v=mxc2WGK0eHg 
Tuttavia le statistiche con l’arbitro di Terni sorridono all’Inter rispetto alla Juventus: i nerazzurri contano 19 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte sotto la sua direzione, mentre per i bianconeri si contano 10 vittorie, 5 pareggi e 9 sconfitte. Per quanto riguarda i derby d’Italia invece, sono soltanto due quelli arbitrati da Tagliavento: il già citato incontro del 2011 vinto da Stramaccioni e quello di Coppa Italia dello scorso anno finito 3-0 per i bianconeri.  ifosi nerazzurri non hanno di certo esultato nel leggere le designazioni riguardanti la terza giornata di Serie A: Inter-Juve in mano a Paolo Tagliavento. Alcuni episodi non sono stati dimenticati, come quell’Inter-Sampdoria 0-0 del 2010, con le espulsioni di Samuel e Cordoba cui Mourinho rispose con le manette (https://www.youtube.com/watch?v=OQb8b31djag), o il roboante 1-3 nerazzurro allo Juventus Stadium (https://www.youtube.com/watch?v=mxc2WGK0eHg )macchiato da un goal della juve clamorosamente irregolare dopo soli 60 secondi.
Tuttavia le statistiche con l’arbitro di Terni sorridono all’Inter rispetto alla Juventus
https://twitter.com/Mau_Romeo/status/776376432826146817 i nerazzurri contano 19 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte sotto la sua direzione, mentre per i bianconeri si contano 10 vittorie, 5 pareggi e 9 sconfitte. Per quanto riguarda i derby d’Italia invece, sono soltanto due quelli arbitrati da Tagliavento: il già citato incontro del 2011 vinto da Stramaccioni e quello di Coppa Italia dello scorso anno finito 3-0 per i bianconeri. - "davide costante" @davocosta89 16 settembre 2016  -                                     
I FIGLI DELL'ANGELO DEL MALE
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Gli "interISTI" (come questo beccantini) si congratulano la loro amata squadra
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ALL' "inter" NON LO  SI DOVEVA FARE!
Ecco spiegata l'arroganza del "potere-corruzione"!
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Eppure, "i beccantini"-(gli interisti)-del FU bel paese, ne decantano le gesta
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ecco cosa volevano dagni arbitri per festeggiarli
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"inter"squadra di "simulatori, provocatori, delinquenti di massa!" 
neanche questo gli sta bene: rocchi: 13 vinte, 10 pari -  5 perse. Rocchi: inter - milan 2-0 
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7/8 
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8/9
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un po di storia, della sporca storia dell' "inter"!
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Il Corruttore al corrottoa: "moratti" ha un "Regalino da darti" - Il corrotto al corruttore:vorrei aiutarvi.
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Il corrotto al corruttore: , paparesta era preparato a fare una bella partita
FARABUTTI!!!
Il  Corruttore-Maximo, ed il Corrotto dirigente FIFA "walter gagg" 

IL RECORD DELL'INFAME ANTIJUVENTINO TAGLIAVENTO?